“La vendetta è un piatto che si serve freddo” è un film del 1971, diretto da Pasquale Squitieri, ma anche un modo di dire usato per indicare che un torto subito viene fatto pagare lentamente. Un servizio di Striscia la Notizia, giornale satirico della rete televisiva Canale 5, nei giorni scorsi ha messo in evidenza presunte anomalie in merito alla cessione di mascherine chirurgiche, vendute al pubblico ad un prezzo diverso da quello fissato dall’ordinanza del Commissario straordinario di governo n. 11/2020.

[Ti interessa ciò che stai leggendo? Iscriviti qui alla newsletter di FarmaciaVirtuale.it per ricevere articoli come questo (e molto altro) direttamente alla tua casella di posta elettronica]

Il servizio ha suscitato la protesta di diversi farmacisti che, sentendosi colpiti nell’immagine, hanno avviato una petizione sul portale change.org, dal titolo «I farmacisti ci mettono la faccia, i giornalisti nascondono le telecamere». Nel testo, il farmacista Alessandro Venturi chiede alla redazione di Striscia «perché non siete venuti nelle farmacie quando a febbraio, marzo e aprile, in piena emergenza la gente ci supplicava per le mascherine che non avevamo? O per i gel mani? O per i disinfettanti? O le bombole d’ossigeno? O per i guanti? O per i saturimetri? O per i termometri? Perché non siete venuti a vedere cosa c’è stato dietro al lavoro per trovare queste mascherine introvabili a prezzi che superavano l’euro l’una?».

«La farmacia – si legge nel testo – è un’azienda e non abbiamo enti superiori che pagano per i nostri errori o strategie commerciali sbagliate. noi farmacisti ci abbiamo messo la faccia (e in alcuni casi anche la vita!) quando lo stato non aveva le mascherine, chiudeva gli accessi degli ospedali, non permetteva di visitare i malati dai medici facendo chiudere gli ambulatori. la gente disperata veniva in farmacia. quelle mascherine le abbiamo cercate, sudate e pagate. siamo stati per settimane l’unico presidio dove tutti, malati e non, venivano a cercare un operatore sanitario (bellissima la lettera di una figlia di farmacista “articolo” proprio nei vostri confronti). alcuni di noi hanno avuto verbali dalle forze dell’ordine, perché abbiamo venduto (e spesso donato) mascherine “non certificate” o con certificati contraffatti a nostra ovvia insaputa».

«La dogana – prosegue il testo della petizione – in questi casi allora, a cosa serve? Pagare lo sdoganamento, a che serve se poi i certificati che abbiamo in mano sono carta straccia? Siete andati da loro a chiedere spiegazioni? Forse hanno confermato quello che scrivo? (Dei vostri colleghi, Report della Rai, hanno filmato un dirigente Inail con una mascherina contraffatta, a detta del medesimo, e quindi di cosa stiamo parlando?) avete per caso fatto un giro da chi le ha importate e ce le proponeva ad un prezzo e poi dopo l’annuncio di conte, all’improvviso, questi prezzi sono crollati? Allora chi sono i veri speculatori? Sempre colposo? Sempre?».

Nel testo si legge che è «facile mettere la malizia in pochi secondi in un servizio tv, ma ci vogliono anni per costruire un rapporto di fiducia. Ovviamente ci sono le pecore nere in tutti i settori, ma a quanto pare è vostro modus operandi far vedere molto spesso più queste ultime, invece dei professionisti che svolgono il lavoro con coscienza e professionalità. e noi farmacisti abbiamo sempre avuto da voi più sberle che carezze. facile prendersela con chi poi ha a che fare con il pubblico. Perché basta una vostra generalizzazione per “sputtanare” (mi scuso per il termine poco elegante) tutta la categoria. la maggior parte sono onesti e svolgono anche per il sociale».

Quanto alla presunta “vendetta”, citata in apertura dell’articolo, è utile evidenziare che nel maggio del 2019 diversi dirigenti di categoria e numerosi farmacisti avevano espresso amarezza per le parole di Michelle Hunziker relative alla strategia di utilizzare le farmacie come momento di qualificazione di una linea successivamente destinata al mercato del web. Caso che al tempo fece scattare la razione del gruppo Pillole di Informazione che chiese chiarimenti ad Artsana Spa, partner del progetto imprenditoriale che vedeva il coinvolgimento della showgirl e la commercializzazione dei prodotti a marchio “Goovi”. Opposizione che si concretizzò con un incontro tra la stessa Artsana e una delegazione di farmacisti per discutere su quanto accaduto con il marchio di proprietà di Michelle Hunziker.

Il collegamento alla pagina della petizione

© Riproduzione riservata