«Tutte le farmacie e le parafarmacie italiane saranno messe in condizione, dal commissario Arcuri, di vendere a tutti i cittadini le mascherine chirurgiche al prezzo massimo di 0,50 €, al netto dell’IVA, che è stato fissato ieri con una sua ordinanza». È quanto fa sapere Federfarma in un comunicato, puntualizzando che «questo avverrà senza alcun danno economico per i farmacisti italiani». Il chiarimento si è reso necessario in seguito all’intervento dello stesso sindacato nei confronti del governo, dovuto all’imposizione del prezzo massimo di vendita delle mascherine verso il corrispettivo di € 0,50, al netto dell’IVA, così come fissato nell’ordinanza del Commissario straordinario di governo n. 11/2020.

[Ti interessa ciò che stai leggendo? Iscriviti qui alla newsletter di FarmaciaVirtuale.it per ricevere articoli come questo (e molto altro) direttamente alla tua casella di posta elettronica]

Secondo quanto riferisce Federfarma, «alle farmacie che, negli ultimi giorni, hanno acquistato dispositivi di protezione ad un prezzo superiore ai 50 centesimi verrà garantito un ristoro ed assicurate forniture aggiuntive tali da riportare la spesa sostenuta, per ogni singola mascherina, al di sotto del prezzo massimo deciso dal governo». Più nel dettaglio, Federfarma fa sapere che «nelle prossime ore verrà sottoscritto un ulteriore accordo che consentirà alle associazioni di farmacisti di negoziare, congiuntamente con il Commissario, l’acquisizione di importanti quantitativi di mascherine ad un prezzo inferiore a quello massimo fissato dall’ordinanza n. 11».

Tuttavia, è utile evidenziare che la stessa Ordinanza del Commissario straordinario di governo stabilisce i requisiti di prestazione per le maschere facciali ad uso medico di tipo I, tipo II e tipo IIR, in accordo al documento UNI EN 14683 dell’ottobre 2019, il che in linea teorica escluderebbe la rimborsabilità delle mascherine non aventi tali caratteristiche.

Alcuni giorni prima Federfarma aveva rinnovato le proposte al governo relative all’approvvigionamento di mascherine e dpi, valutando la possibilità di suggerire alle farmacie di «astenersi dalla vendita». Situazione che, a quanto pare, sembrerebbe essere rientrata. E intanto sui principali gruppi social la categoria si divide alimentando il dibattito. Sono diversi i farmacisti che in queste ore hanno preso una posizione rifiutandosi di trattare mascherine chirurgiche nelle loro attività. Al contrario, altri farmacisti si dicono pronti a cedere le mascherine già acquisite sottocosto pur non avendo ancora la certezza di poter recuperare i maggiori costi sostenuti.

© Riproduzione riservata

Documenti allegati