Il comportamento della farmacia che ha deciso di aprire una confezione al cui interno c’erano 50 mascherine, al fine di non venderle tutte in blocco ad un unico cliente ma di soddisfare, appunto, decine di pazienti, è stato corretto sul piano deontologico, ma anche dal punto di vista della legge. A chiudere la querelle che, da Parma, era rimbalzata su numerosi giornali locali e nazionali, è stata la stessa Guardia di Finanza.

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Come riferito ai propri lettori dalla nostra testata, la vicenda aveva suscitato indignazione nella categoria. In un video online, Alessandro Venturi, titolare della Antica Farmacia Lugaresi di Alfonsine, in provincia di Ravenna, era arrivato a spiegare che di fronte a tale situazione i farmacisti preferivano «autodenunciarsi. Perché pur di aiutare il più alto numero possibile di persone, siamo disposti anche a violare le norme. Norme che ci hanno sempre tutelato, ma che in alcuni casi devono essere poste in secondo piano, quando di mezzo c’è la salute. L’appello da parte nostra è che, considerando anche il nostro ruolo in questo momento, non possiamo venire citati dalla stampa solo quando ci sono episodi negativi. Le mascherine non ci sono e quelle che ci sono sono carissime. Noi chiediamo allo Stato di poter cedere anche gratuitamente mascherine ai cittadini italiani».

Secondo quanto riferito dall’edizione locale del quotidiano La Repubblica, il farmacista parmense aveva spiegato nel verbale stilato dai finanzieri di aver deciso di aprire la confezione di mascherine proprio perché di tali dispositivi si registra ovunque sul territorio una carenza, a causa dell’emergenza legata alla diffusione del coronavirus. Successivamente è stata tuttavia approfondita la questione, e la Guardia di Finanza ha concluso che il comportamento del farmacista in questione «è stato effettivamente dettato dallo stato di necessità connesso alla straordinaria emergenza epidemiologica da COVID-19”.

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