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Gullotta (Parafarmacie): poca spinta al mercato, concorso stenta, vincono lobby

Secondo Davide Gullotta, presidente FNPI, la disoccupazione dei giovani farmacisti mostra come manchi una sufficiente spinta al mercato, mentre il concorso straordinario ancora stenta.


parafarmacie«Se i giovani farmacisti italiani si trovano di fronte a sempre maggiori difficoltà nel trovare lavoro (1 su 4 è disoccupato, secondo i dati del Censis) le misure del governo per rimettere in moto il mercato continuano ad essere incerte e stentano a decollare». È questa l’opinione del presidente della Federazione nazionale delle Parafarmacie italiane (FNPI), Davide Gullotta, che torna in particolare a criticare l’operato dell’esecutivo di Matteo Renzi, e della maggioranza che lo sostiene, in merito alla forma che sta prendendo il disegno di legge sulla Concorrenza, attualmente in discussione presso la commissione Industria del Senato
«I dati del Censis sui tassi di disoccupazione tra i giovani farmacisti – ha insistito Gullotta – parlano chiaro. Tuttavia, se da un lato l’iter del ddl Concorrenza continua ad essere incerto, dall’altro il concorso straordinario stenta ad andare avanti e si rilevano continui ritardi in diverse regioni, oltre ai rinvii. Tutti quei provvedimenti alternativi alle liberalizzazioni che avrebbero dovuto risolvere il problema si stanno dimostrando inutili e dannosi: questo perché invece di mettere mano a vere riforme e guardare all’esperienza del farmacista di vicinato che ha creato posti di lavoro ed impresa, si continua ad essere schiavi delle logiche lobbistiche che tendono a difendere lo status quo e la rendita di posizione». Secondo la Fnpi lo scenario attuale, fatto di concorsoni bloccati, giovani farmacisti disoccupati e leggi per la concorrenza che non creano concorrenza «sono lo specchio di un Italia prigioniera delle lobby e degli interessi di pochi che bloccano lo sviluppo di una nazione, ancorandola a leggi di stampo medievale. Si continua a parlare di tutela della salute, di valorizzazione del professionista, ma i fatti dimostrano in modo lampante l’incapacità di fare vere riforme e di valorizzare chi da professionista ha rischiato in proprio».

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