«Le farmacie si lamentano di dover stampare i green pass, ma a noi in parafarmacia pur avendo gli stessi software e la stessa possibilità ci viene impedito». È il commento di Davide Giuseppe Gullotta, presidente della Federazione nazionale parafarmacie italiane (Fnpi), a margine di alcune polemiche che vedevano diversi farmacisti contestare la possibilità di stampa del green pass in farmacia. «È assurda – prosegue Gullotta – la situazione che si è venuta a creare. La stampa del green pass avviene attraverso il software in farmacia(gli stessi che abbiamo nelle parafarmacie), solo che se da una parafarmacia si clicca per stampare il green pass compare la dicitura “struttura non abilitata”».

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Gli interrogativi di Fnpi

Dunque, gli interrogativi di Gullotta: «Ci chiediamo perché non ampliare il servizio anche alle parafarmacie, soprattutto di fronte a farmacie intasate che si lamentano di “non essere stamperie”. Perché non usare anche le 5mila strutture, con un farmacista sempre presente, distribuite sul territorio italiano?». E l’appello a Roberto Speranza, ministero della Salute: «Ci rivolgiamo di nuovo al Ministro Speranza e rinnoviamo il nostro invito a ampliare i servizi erogabili in parafarmacia, soprattutto in questo periodo di pandemia. È inspiegabile e senza senso – conclude Gullotta – l’attuale chiusura nei confronti dei farmacisti di parafarmacia a cui viene negata la più semplice e banale possibilità di aiutare ed essere al servizio del cittadino, come poter stampare il Green Pass con la sola tessera sanitaria.

La delusione per il mancato coinvolgimento

Solo alcuni giorni prima il presidente di Fnpi aveva manifestato la propria delusione per il mancato coinvolgimento delle parafarmacie nell’erogazione dei nuovi servizi. «Le parafarmacie – aveva dichiarato Gullotta – sono sempre di più una realtà consolidata in questo Paese, gli unici a non accorgersene sono i politici e l’attuale classe dirigente. A partire dalla possibilità di fare i tamponi, fino alla stampa dei green pass con il solo codice fiscale, è evidente che si tratta di attività che avrebbero potuto tranquillamente essere fatte anche in parafarmacia, ma che inspiegabilmente vengono negate alle parafarmacie e ai cittadini che vi si riforniscono».

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