Studi ed Analisi

Emicrania cronica: i dati real-world e il contributo dei farmacisti

Uno studio italiano ha esaminato l’evoluzione delle prescrizioni di terapie preventive nel biennio 2023-2024 e il ruolo dei farmacisti nella gestione della patologia.


L’emicrania cronica rappresenta una condizione ad alto impatto clinico e sociale, spesso associata a disabilità, riduzione della qualità di vita e rischio di uso eccessivo di farmaci sintomatici. In questo contesto, le terapie preventive innovative hanno modificato in modo significativo le possibilità di trattamento. Un nuovo studio real-world italiano, pubblicato su Frontiers in Pharmacology, ha analizzato l’utilizzo di queste terapie nel biennio 2023–2024, confrontando i dati con quelli del periodo 2020–2022. L’obiettivo era valutare l’evoluzione dei pattern prescrittivi e il possibile impatto di una maggiore organizzazione del percorso di cura.

Cresce l’utilizzo delle terapie preventive

I dati mostrano un aumento complessivo delle prescrizioni, da 9.012 nel 2023 a 9.705 nel 2024. Onabotulinumtoxina mantiene un ruolo rilevante con un lieve aumento delle prescrizioni, crescono anche fremanezumab e galcanezumab, mentre erenumab resta sostanzialmente stabile. Si osserva, invece, un incremento di eptinezumab, da 6 a 147 prescrizioni, segnale di una progressiva introduzione nella pratica clinica.

Aderenza e appropriatezza terapeutica

La gestione dell’emicrania cronica richiede continuità e corrette aspettative. Le terapie preventive non agiscono come i farmaci d’attacco, ma mirano a ridurre nel tempo frequenza, intensità e impatto della malattia. Per questo è fondamentale che il paziente sia adeguatamente informato sul razionale della prevenzione e sui tempi necessari per valutare la risposta terapeutica. Il counseling dei farmacisti può favorire l’aderenza, prevenire interruzioni premature e aiutare il paziente a comprendere il valore della terapia preventiva. Anche i farmacisti ospedalieri hanno un ruolo strategico nella verifica dell’appropriatezza prescrittiva, nella validazione dei piani terapeutici e nella governance di terapie innovative ad alto costo.

Una patologia ancora sottodiagnosticata

Lo studio mostra, inoltre, che l’emicrania resta ancora sottodiagnosticata e sottotrattata. Nel setting analizzato, la prevalenza stimata dei disturbi cefalalgici è pari all’11,60%, corrispondente a circa 179.901 pazienti, tra questi, i soggetti effettivamente diagnosticati risultano solo il 26,80%, pari a 54.531 persone. Questo divario suggerisce che molti pazienti non arrivano tempestivamente a una diagnosi o a una valutazione specialistica. Il rischio è una gestione autonoma e ripetuta degli attacchi, con ricorso frequente a Fans o triptani e possibile sviluppo di cefalea da uso eccessivo di farmaci. In questo scenario, i farmacisti possono svolgere un ruolo importante nell’intercettare precocemente i pazienti a rischio. La richiesta frequente di analgesici e antinfiammatori può rappresentare un segnale da approfondire, soprattutto quando il mal di testa diventa ricorrente, invalidante o difficile da controllare.

Prospettive future

Le evidenze real-world indicano un progressivo miglioramento nell’accesso alle terapie preventive per l’emicrania cronica, ma mettono anche in luce come rimanga ancora molto ampio il margine di miglioramento per quanto riguarda la diagnosi precoce, l’appropriatezza terapeutica e la continuità dell’assistenza. L’integrazione dei farmacisti nei percorsi cefalea può rappresentare una risorsa concreta per intercettare i pazienti, sostenere l’uso appropriato dei farmaci, migliorare l’aderenza e favorire il collegamento tra territorio, medicina generale e centri specialistici.

Dr. Paolo Levantino.

Fonte: Chronic migraine management with Onabotulinumtoxina and anti-Cgrpr monoclonal antibodies in an Italian real-world setting: update on therapeutic appropriateness and an emerging role of pharmacy.

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