Abrocitinib nella dermatite atopica: analisi post hoc su controllo profondo
Sono stati pubblicati i dati degli studi di Fase 3 che hanno valutato abrocitinib nella dermatite atopica.
Un’analisi dei dati provenienti dagli studi di Fase 3 Jade Dare, Jade Compare e Jade Extend ha valutato la capacità di abrocitinib di favorire un controllo profondo della dermatite atopica, definito dal raggiungimento simultaneo di una riduzione di almeno il 90% dell’estensione e della gravità delle lesioni cutanee e dalla scomparsa o dalla presenza appena percepibile del prurito.
Benefici già nelle prime settimane
I risultati indicano che la risposta al trattamento può manifestarsi già nelle prime settimane e consolidarsi progressivamente con la prosecuzione della terapia. Nello studio Jade Dare, dopo due settimane, il 5,8% dei pazienti trattati con abrocitinib 200 mg aveva già raggiunto questo livello di controllo, mentre nello studio Jade Compare la percentuale è passata dal 18,3% alla quarta settimana al 27,1% alla sedicesima, evidenziando un beneficio crescente nel tempo.
Migliora anche la qualità di vita
Il controllo simultaneo delle lesioni cutanee e del prurito è associato anche a un miglioramento clinicamente significativo della qualità di vita, con possibili ricadute positive sul riposo notturno, sullo svolgimento delle attività quotidiane e sul benessere psicologico.
Una risposta efficace anche dopo una precedente terapia con dupilumab
L’analisi ha preso in esame anche i pazienti che, dopo una risposta inadeguata a dupilumab, erano passati ad abrocitinib. Dopo 92 settimane, l’obiettivo combinato Easi-90 e Pp-Nrs 0/1 era stato raggiunto dal 16,7% dei pazienti trattati, mostrando come una quota di pazienti possa ottenere un controllo profondo della malattia anche dopo l’insuccesso di una precedente terapia sistemica.
Limiti e prospettive future
I risultati devono, tuttavia, essere interpretati con cautela, poiché derivano da un’analisi post hoc, non comprendono confronti statistici formali e si basano su un numero limitato di pazienti. Saranno, pertanto, necessari ulteriori studi, condotti su popolazioni più ampie, per confermare quanto osservato e individuare i pazienti che hanno maggiori probabilità di ottenere una risposta profonda, completa e duratura al trattamento.
Dr. Paolo Levantino