Clinical Trials & Research

Talazoparib più enzalutamide, i risultati dello studio Talapro-3

È stato pubblicato sul New England Journal of Medicine lo studio Talapro-3 su talazoparib più enzalutamide.


Lo studio di Fase 3, Talapro-3, è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine, con la valutazione dell’efficacia e la sicurezza dell’associazione tra talazoparib, inibitore di Parp, ed enzalutamide nei pazienti con carcinoma prostatico metastatico sensibile alla terapia androgenica e con alterazioni dei geni di riparazione del Dna, noti come geni Hrr. Lo studio ha incluso 599 pazienti, assegnati in rapporto 1:1 a ricevere talazoparib più enzalutamide oppure placebo più enzalutamide, in entrambi i casi in associazione alla terapia di deprivazione androgenica.

Maggiore efficacia rispetto alla terapia standard

L’aggiunta di talazoparib a enzalutamide ha migliorato in modo significativo il controllo di malattia. A 3 anni, la sopravvivenza libera da progressione radiologica è risultata pari al 77% nel gruppo trattato con talazoparib più enzalutamide, rispetto al 56% nel gruppo controllo. Il dato corrisponde ad una riduzione del rischio di progressione della malattia o morte di circa il 52%, confermando il potenziale beneficio dell’impiego precoce di un inibitore di Parp nei pazienti selezionati.

Il ruolo delle alterazioni Hrr e Brca

Il beneficio è risultato particolarmente evidente nei pazienti con alterazioni di BRCA1 o BRCA2. In questo sottogruppo, la sopravvivenza libera da progressione radiologica a 3 anni è stata del 77% con talazoparib più enzalutamide rispetto al 49% nel gruppo controllo. Un vantaggio è stato osservato, anche, nei pazienti con alterazioni Hrr diverse da Brca, con una sopravvivenza libera da progressione a 3 anni del 76% rispetto al 60% nel gruppo controllo. Questi dati confermano l’importanza del test molecolare nel carcinoma prostatico metastatico, utile per identificare i pazienti che potrebbero beneficiare maggiormente di trattamenti mirati.

Sopravvivenza globale e risposta al trattamento

I dati sulla sopravvivenza globale sono ancora intermedi. A 3 anni, la sopravvivenza globale è stata del 78% nel gruppo talazoparib e del 72% nel gruppo controllo, mostrando una tendenza favorevole ma non ancora definitiva. Lo studio ha inoltre evidenziato un ritardo nella progressione del Psa e nell’avvio di successive terapie antineoplastiche. Nei pazienti con malattia misurabile al basale, il tasso di risposta obiettiva è stato del 75% con talazoparib più enzalutamide e del 67% con placebo più enzalutamide. Prospettive future L’associazione tra talazoparib, enzalutamide e terapia di deprivazione androgenica rappresenta una strategia promettente per i pazienti con carcinoma prostatico metastatico e alterazioni Hrr. Il follow-up dello studio sarà importante per chiarire l’impatto sulla sopravvivenza globale e per definire meglio il profilo dei pazienti che possono trarre il massimo beneficio da questa combinazione terapeutica.

Dr. Paolo Levantino.

Fonte: PARP and Androgen-Signaling Inhibition plus ADT in Metastatic Prostate Cancer

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