Smartwatch in cardiologia: il ruolo dei farmacisti nel supporto ai pazienti
Uno studio ha evidenziato la fiducia di medici e pazienti riposta nei farmacisti di comunità nell’assistenza all’uso di smartwatch in ambito cardiologico, pur segnalando criticità formative e di remunerazione.
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Il Centro ospedaliero universitario di Grenoble Alpes ha indagato il ruolo potenziale del farmacista di comunità nel supportare i pazienti che utilizzano dispositivi medici connessi, prendendo come caso specifico gli smartwatch in ambito elettrofisiologico. La ricerca ha coinvolto con interviste semi-strutturate quattro elettrofisiologi, 10 pazienti cardiologici, e sei farmacisti di comunità. L’indagine ha rilevato che i medici specialisti usano regolarmente gli smartwatch, in particolare modelli di Apple Watch, Withings, Samsung, e Fitbit dotati di software marcato Ce come dispositivo medico, per la diagnosi e il monitoraggio delle aritmie. I pazienti hanno riferito benefici significativi in termini di diagnosi tempestiva e rassicurazione, pur segnalando in alcuni casi difficoltà iniziali nell’uso e costi elevati. Nello studio è emersa la chiara richiesta di supporto aggiuntivo per i pazienti, specialmente quelli più anziani o meno avvezzi alla tecnologia.
Formazione e riconoscimento economico sono gli ostacoli principali
Dalle interviste è emersa l’elevata fiducia dei pazienti nei confronti del farmacista di riferimento, figura vicina e affidabile per il supporto pratico nell’uso del dispositivo. Anche i medici hanno riconosciuto la possibile utilità del farmacista come supporto tecnico locale, in particolare per facilitare le registrazioni elettrocardiografiche e rispondere a quesiti operativi. Tuttavia, i farmacisti intervistati hanno sottolineato diverse criticità. La principale riguarda la mancanza di formazione specifica sui dispositivi medici connessi nel curriculum universitario e nella proposta Ecm.
Assenza di riconoscimento economico per attività di supporto
Un ulteriore ostacolo è stata l’assenza di un riconoscimento economico per l’attività di supporto, dato che gli smartwatch non sono distribuiti in farmacia e l’assistenza al loro uso non rientra attualmente nelle prestazioni remunerate. I farmacisti hanno anche segnalato vincoli di tempo nell’organizzazione dell’attività quotidiana. Come possibili soluzioni, i ricercatori hanno suggerito l’implementazione di percorsi formativi dedicati, oltre alla creazione di modelli di remunerazione a tariffa, simili a quelli esistenti per altri tipi di consulenza in ambito farmaceutico.
Collaborazione strutturata tra specialisti e farmacisti
Per rendere efficace il supporto del farmacista, lo studio ha suggerito la necessità di una collaborazione ben definita tra l’elettrofisiologo ospedaliero e il farmacista territoriale. Medici e farmacisti intervistati hanno indicato come strumento preferenziale per l’interazione l’uso di messaggistica sicura, già disponibile in molti contesti. La comunicazione chiara e protetta è stata considerata centrale per la gestione coordinata del paziente e per la corretta interpretazione dei dati.
Affiancamento dei pazienti cronici nell’uso di tecnologie sempre più diffuse
La ricerca, seppur limitata dal numero ridotto di partecipanti e dalla natura monocentrica per la parte clinica, ha dato uno spunto rilevante sull’evoluzione del ruolo del farmacista nell’era della salute digitale. Secondo gli autori, superando le barriere formative, organizzative ed economiche, il farmacista di comunità potrebbe posizionarsi come attore chiave nell’affiancamento dei pazienti cronici nell’uso di tecnologie sempre più diffuse, a vantaggio dell’appropriatezza delle cure e della continuità assistenziale.