La Regione Lombardia ha approvato il piano operativo per eseguire lo screening del colon retto, nell’ambito del programma relativo alla sperimentazione dei nuovi servizi nelle farmacie di comunità. Il protocollo di attuazione illustra le modalità operative e le condizioni economiche riservate alle farmacie che «assolve il ruolo di presidio del Servizio sanitario nazionale – si legge nel documento – attraverso un’azione proattiva per il raggiungimento degli obiettivi dello screening del tumore del colon retto. Attore fondamentale nella catena dei processi è l’interfaccia verso l’assistito beneficiario dell’azione di sanità pubblica e rappresenta l’unico soggetto, nel workflow operativo, che ha maggiori possibilità di esercitare un counseling sanitario indirizzato alla prevenzione (coinvolgimento del cittadino)». I farmacisti che aderiscono all’iniziativa si fanno carico dell’arruolamento dei pazienti e forniscono loro le informazioni necessarie a comprendere il valore preventivo dello screening. Seguono poi la consegna del kit ai pazienti, la verifica della documentazione e la riconsegna del kit al laboratorio di analisi.

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Istruzioni operative per i farmacisti

Quanto alle istruzioni operative, secondo il workflow pubblicato dalla Regione Lombardia, le principali attività in carico alle farmacie che aderiscono all’iniziativa includono la condivisione e il supporto alle campagne di promozione dei programmi di screening. A questo scopo, l’Agenzia di tutela della salute (Ats) territorialmente competente fornisce materiali divulgativi dedicati da esporre. In merito all’assistenza al paziente, oltre a fornire le informazioni necessarie, per coloro che vogliano effettuare il test, il farmacista si occupa di verificare la lettera di invito allo screening in possesso del cittadino, controllando la correttezza dei dati anagrafici nella scheda software, consegna il kit all’assistito – seguendo le indicazioni per consentire l’associazione univoca del kit alla scheda anagrafica – e illustra al paziente il modulo denominato “Istruzioni da seguire” per la gestione/riconsegna del kit. Sempre il farmacista «ritira il kit contenente il campione fecale – si legge nel documento -, effettua la scansione dei codici a barre presenti sia sulla lettera di invito, sia sul dispositivo di prelievo, verifica il rispetto delle operazioni di raccolta e conservazione del campione e lo riconsegna al laboratorio di analisi (entro le 48 ore dalla data di raccolta del campione)». Il workflow della Regione riporta i dettagli di ogni singola operazione da eseguire. Con riferimento alla remunerazione dell’attività svolta, la farmacia percepisce 3,85 euro, di cui 2,00 per ogni kit consegnato al paziente e 1,85 per ogni campione ritirato e consegnato al laboratorio di analisi. Si rimanda alla lettura del documento integrale nella sezione “Documenti allegati”.

Racca: «Servizio ai cittadini ancora più moderno»

L’accordo è frutto di un percorso instaurato da tempo tra associazioni del territorio ed enti regionali. In proposito, Annarosa Racca, presidente di Federfarma Lombardia, in occasione del lancio di una serie di servizi sul territorio lo scorso ottobre aveva sottolineato che «la collaborazione che già lega le farmacie lombarde alla Regione e ci permetterà di garantire ai cittadini un servizio ancora più moderno, efficiente e di prossimità, valorizzando il nostro ruolo di avamposto del sistema sanitario sul territorio. La possibilità di accedere alla piattaforma Siss, in particolare, risponde alla volontà della farmacia di essere sempre più all’avanguardia, anche dal punto di vista tecnologico, e di poter ampliare i servizi offerti alla comunità, grazie a una maggiore informatizzazione».

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