Healthcare Policies & Regulations

Sanità regionale, Veneto al primo posto nel rapporto Crea

Nel Rapporto del Crea Sanità è emerso un miglioramento medio dal 2019 al 2025 nei servizi sanitari territoriali, con Veneto al primo posto e Calabria ultima. Accesso ai farmaci tra i servizi più riconosciuti.


È stato presentato a Roma il 14esimo Rapporto sulle Performance regionali del sistema sanitario Italiano, curato dal Centro per la ricerca economica applicata in sanità (Crea Sanità). L’analisi ha esaminato le opportunità di tutela della salute date alle persone nelle diverse Regioni. Il lavoro ha adottato un impianto multidimensionale che ha considerato appropriatezza, dimensione economico-finanziaria, equità, esiti, innovazione, e dimensione sociale. L’indicatore sintetico elaborato a livello regionale ha collocato il Veneto al primo posto, con il 64% del valore massimo teorico, seguito dalla Provincia Autonoma di Trento al 62%. La Calabria ha chiuso la graduatoria con il 36%. La media nazionale è in aumento, dal 43,4% del 2019 al 46,1% del 2025, ma il rapporto ha segnalato una distanza ancora ampia rispetto ai livelli considerati ottimali. Circa un terzo delle Regioni resta sotto il 40% della performance massima conseguibile, confermando la persistenza di differenze territoriali.

Il divario territoriale resta rilevante

Secondo l’elaborazione del Crea Sanità, tutte le Regioni hanno registrato miglioramento nel periodo osservato, con incrementi più evidenti in alcune aree che partivano da livelli più bassi. La Toscana ha l’aumento più marcato, pari a +0,08 punti percentuali, seguita da Calabria, Veneto e Provincia Autonoma di Trento. Centro e Mezzogiorno hanno mostrato progressi mediamente superiori rispetto al Nord, a conferma della riduzione parziale delle distanze, senza modificare in modo sostanziale il quadro complessivo.

Contributo di un panel di 114 stakeholder rappresentativi

Dopo Veneto e Provincia Autonoma di Trento, il ranking vede Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Marche e Provincia Autonoma di Bolzano con valori tra il 56% e il 50%. Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte, Sardegna, Lombardia, Lazio, Abruzzo e Umbria si collocano tra il 48% e il 42%, mentre Puglia, Basilicata, Campania, Valle d’Aosta, Sicilia, Molise e Calabria restano sotto la soglia del 40%. Il rapporto è stato costruito anche attraverso il contributo di un panel di 114 stakeholder, rappresentativi di utenti, istituzioni, management delle aziende sanitarie, professioni sanitarie e industria life sciences. Le dimensioni considerate più incidenti sono gli Esiti, con un peso del 31,2%, e l’Appropriatezza, con il 27,5%, seguite dalla dimensione Economico-Finanziaria, dal Sociale, dall’Equità e dall’Innovazione.

Accesso ai farmaci tra i servizi più riconosciuti

L’indagine collegata al rapporto ha esaminato anche la percezione delle persone sull’evoluzione dei servizi del Servizio sanitario nazionale. La quota di popolazione che ha riferito di un miglioramento nel medio periodo è contenuta, con valori compresi tra l’8,6% e il 25,9%. Abruzzo e Molise hanno registrato la percentuale più alta, pari al 25,9%, seguiti da Lombardia, Veneto e Umbria. Il valore più basso ha riguardato il Trentino-Alto Adige, con l’8,6%, seguito da Sardegna e Friuli-Venezia Giulia. L’analisi ha messo in luce che la percezione positiva è più frequente nei servizi maggiormente standardizzati, tra cui l’accesso ai farmaci, indicato in miglioramento dal 30% dei cittadini a livello nazionale, con punte superiori in alcune Regioni.

Disponibilità dei medicinali e della continuità di accesso alle cure

Per il settore farmaceutico territoriale il dato va a conferma della rilevanza della disponibilità del medicinale e della continuità di accesso come componenti visibili del rapporto tra cittadino e Ssn. Restano più basse le percentuali riferite all’assistenza domiciliare, pari al 14,6%, e alla presa in carico della non autosufficienza, al 16,8%. Il rapporto ha messo in luce quindi una criticità nei servizi territoriali, nella residenzialità e nella long-term care, ambiti nei quali i progressi risultano meno percepiti dalla popolazione. Il rafforzamento dell’integrazione sociosanitaria, dell’assistenza domiciliare, e delle risposte alla perdita di autosufficienza, in un contesto caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e da bisogni assistenziali differenziati tra aree geografiche, potrebbero essere parte delle aree migliorabili per il futuro.

Si rimanda al rapporto nella sezione Documenti allegati.

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