«La situazione di sofferenza delle imprese del commercio è ulteriormente aggravata dalla sperequazione delle condizioni che si realizzano tra negozi “fisici” e commercio online: mentre l’attività dei primi è sospesa tout court, il canale delle vendite web, la cui attività non solo è consentita, ma promossa dagli interventi normativi anti-covid, di fatto agisce ed opera in condizioni di monopolio, trasferendo, inoltre, all’estero una parte importante della ricchezza generata dagli acquisti realizzati on line». Non interessa le farmacie, ma le dinamiche contenute nell’esposto inviato lo scorso 20 novembre da Confesercenti all’Autorità garante della concorrenza e del mercato potrebbero riguardare molto da vicino le attività del mondo del farmaco che abbiano puntato il loro orientamento commerciale verso il territorio piuttosto che sull’online.

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Le motivazioni dell’esposto

«L’e-commerce – si legge nell’esposto – è un canale di vendita importante anche per gli esercizi fisici, compresi quelli “di vicinato”, che sempre di più, in particolare dopo il lockdown, hanno iniziato ad utilizzare le forme di commercio digitali. Ma tali esercizi sono ancora ben lontani dall’occupare quote di mercato paragonabili a quelle delle grandi piattaforme di intermediazione commerciale del web: i primi venti siti web italiani del commercio elettronico totalizzano il 71% del totale delle vendite, e i primi 200 il 95%. Non solo: chi vende on line, oltre a godere spesso – nel caso di piattaforme internazionali – di una pressione fiscale decisamente più leggera di quella del retail fisico, ha a disposizione anche ingenti risorse da destinare alla promozione. Non a caso le più importanti piattaforme di vendita sul web hanno avviato gli sconti relativi al cosiddetto “Black Friday” già da fine ottobre, a quasi un mese di distanza dall’ormai famoso evento».

I rischi per il commercio

«Il rischio – puntualizza Confesercenti – è che il commercio, un settore già in crisi da circa un decennio, venga definitivamente condannato a morte. Il problema non è impedire le vendite online, ma la necessità non più differibile di garantire un mercato realmente concorrenziale, nel rispetto del pluralismo distributivo. A maggior ragione nella situazione attuale, che vede le imprese del commercio chiuse per scelta amministrativa, con un’ulteriore alterazione delle condizioni a danno delle attività più deboli ed in difficoltà».

Le richieste all’Acgm

Da qui, la richiesta di Confesercenti all’intervento dell’Agcm: «rilevare le evidenti distorsioni della concorrenza e del corretto funzionamento del mercato causate dalle norme di legge e dai provvedimenti amministrativi posti in essere dal Governo e dalle Regioni per contenere l’epidemia, che sospendono inopinatamente l’attività di centinaia di migliaia di esercizi commerciali “fisici”, pur dopo averli obbligati a porre in essere tutta una serie di onerosi adempimenti al fine di contenere il virus Covid-19, mentre consentono il commercio on line senza creare le condizioni affinché gli esercizi del commercio “fisici” possano competere con le grandi piattaforme del web, che detengono nel mercato una posizione di monopolio; e ciò senza che dette distorsioni siano giustificate da esigenze di interesse generale».

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