Sebbene per motivi differenti, dopo il Marocco, anche in Tunisia si acuisce il problema della mancanza di medicinali.
L’Organizzazione per la difesa dei consumatori della Tunisia ha convocato nella giornata di mercoledì 11 luglio 2018 una conferenza stampa, con l’obiettivo di sottolineare il problema crescente della mancanza di medicinali sul territorio della nazione nordafricana. Di fronte a numerose tra le istituzioni interessate alla questione, il vice-presidente del sindacato nazionale dei titolari di farmacia privata, Naoufel Amira, ha spiegato – secondo quanto riferito dal quotidiano francofono La Presse de Tunisie – che «sono tra 200 e 300 i farmaci che risultano attualmente introvabili o rari». Cifra considerata allarmante e che, secondo il dirigente, rappresenta la diretta conseguenza del mancato rimborso dei debiti accumulati dal sistema sanitario tunisino nei confronti delle industrie farmaceutiche straniere. Queste ultime, di conseguenza, hanno deciso di non soddisfare più la domanda. Ma non è tutto: secondo la testata «le importazioni parallele di medicinali preoccupano i farmacisti più ancora del contrabbando». Tuttavia, secondo Amira «non è possibile impedire ai malati di importare i medicinali di cui hanno bisogno quando essi non sono disponibili nelle farmacie presenti in Tunisia». Alcuni media locali hanno indicato anche che le carenze sarebbe distribuite in modo non omogeneo sul territorio nazionale: le aree rurali sarebbero più colpite dal fenomeno. Tuttavia, il dirigente sindacale ha precisato che si tratta a suo avviso di informazioni erronee e che non esistono grandi differenze a livello regionale: «La mancanza di medicinali è il risultato dell’incapacità del sistema di importare i prodotti», ha ribadito, sottolineando i problemi strutturali che in questo senso la Tunisia dovrebbe risolvere al fine di garantire il diritto dei pazienti ad accedere alle cure.
Tuttavia, secondo quanto indicato da Sonia Ben Cheikh, segretaria di Stato al ministero della Salute di Tunisi, al quotidiano Huffington Post Maghreb, il problema finanziario rappresenterebbe solo una parte della questione. «In alcuni casi – ha affermato – le carenze sono dipese dagli stessi fornitori e dalle industrie straniere».

© Riproduzione riservata