Clinical Trials & Research

Selinexor e ruxolitinib, i dati dello studio di Fase 3 Sentry

Sono stati presentati i dati dello studio di Fase 3 Sentry sull’associazione di selinexor (60 mg) con ruxolitinib in pazienti con mielofibrosi non precedentemente trattati.


Menarini Group, insieme alla controllata Stemline Therapeutics, ha reso noti i dati dello studio di Fase 3 Sentry, presentati in una sessione orale tardiva al congresso della European hematology association (Eha) 2026. Lo studio, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, ha valutato l’associazione di selinexor (60 mg) con ruxolitinib in 353 pazienti con mielofibrosi non precedentemente trattati, confrontandola con la sola somministrazione di ruxolitinib. Il trial, condotto in collaborazione con Karyopharm Therapeutics, è stato designato per verificare due endpoint primari co-primari: la riduzione del volume splenico pari o superiore al 35% (SVR35) e il miglioramento del punteggio sintomatico assoluto totale (Abs-Tss).

Confronto tra pazienti trattati con l’associazione e quelli in monoterapia

L’endpoint relativo alla riduzione splenica è stato raggiunto, con una differenza statisticamente significativa a favore del braccio combinato. Alla 24esima settimana, il 49,8% dei pazienti trattati con selinexor e ruxolitinib ha ottenuto una Svr35, contro il 28,0% di quelli in monoterapia. Il beneficio è apparso rapido e sostenuto: già alla 12esima settimana si osservava una risposta nel 49,4% dei casi nel gruppo combinato, rispetto al 20,3% del controllo. I dati relativi alla 36esima settimana hanno confermato la tendenza, con una percentuale del 46,9% contro il 23,0%.

Risultati dello studio e analisi degli endpoint

Per quanto riguarda il secondo endpoint co-primario, il miglioramento del punteggio sintomatico assoluto totale, la differenza tra i due gruppi non è risultata statisticamente significativa. Alla 24esima settimana, il braccio combinato ha registrato un miglioramento medio di 9,9 punti, contro 10,9 punti nel braccio con solo ruxolitinib. Un segnale promettente è emerso invece dall’analisi della sopravvivenza globale, endpoint secondario pre-specificato, sebbene i dati siano ancora immaturi. Nel gruppo trattato con la combinazione è stata osservata una riduzione del rischio di morte superiore al 50% (hazard ratio pari a 0,43). Il beneficio in termini di riduzione splenica è risultato coerente tra i sottogruppi analizzati, indipendentemente dal dosaggio di ruxolitinib, anche in pazienti che assumevano meno di 15 mg al giorno.

Profilo di sicurezza della combinazione

Un ulteriore elemento emerso dallo studio ha riguardato la riduzione della frequenza allelica variante (Vaf), endpoint esplorativo pre-specificato associato al raggiungimento della Svr35. Alla 24esima settimana, la riduzione della Vaf è stata osservata nel 32% dei pazienti trattati con selinexor e ruxolitinib, contro il 23,9% di quelli in monoterapia, suggerendo un potenziale effetto di modifica della malattia. Il profilo di sicurezza della combinazione è risultato gestibile e coerente con quanto già noto per i singoli agenti, senza l’emergere di ulteriori segnali di sicurezza.

Prospettive terapeutiche nella mielofibrosi

Elcin Barker Ergun, amministratore delegato del Gruppo Menarini, ha spiegato che «la forza della risposta splenica e i promettenti dati preliminari sulla sopravvivenza globale osservati nello studio Sentry infondono speranza per una potenziale nuova opzione terapeutica per i pazienti affetti da questa malattia devastante e con esiti infausti. Il nostro impegno e la nostra dedizione nel portare trattamenti trasformativi ai pazienti che combattono il cancro sono più forti che mai».

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