Vendita farmaci online, Piemonte al top. Ma troppe regioni sono in ritardo
I dati del Ministero della Salute evidenziano profonde differenze nella vendita di farmaci online. Marzano (Farmacia.it): “In alcuni casi i farmacisti non sanno quale ente rilascia l’autorizzazione”.

Grazie ai dati forniti dal Ministero, è possibile risalire al numero delle farmacie che hanno attivato la vendita di farmaci online sul proprio sito l’e-commerce, regione per regione. Salta subito agli occhi il primato del Piemonte, dove sono 44 le farmacie che vendono medicinali online (2,8% la percentuale regionale) a cui si aggiungono 7 parafarmacie per un totale di 51 esercizi. Bene anche la Campania, con 25 esercizi autorizzati (23 farmacia e 2 parafarmacie) mentre il terzo gradino del podio è occupato dalla Lombardia con 20 farmacie e una parafarmacia autorizzate. Di seguito troviamo l’Emilia Romagna con 20 (16 + 4), il Lazio con 17 (14 + 3), la Puglia (10 + 4), la Sardegna con 11 farmacie, le Marche con 10 (10 + 0), il Veneto con 7 (5 + 2), la Toscana con 5 farmacie, il Friuli con 3 (3 + 0) e a seguire provincia autonoma di Bolzano, Umbria e Valle d’Aosta con 2 farmacie online autorizzati. In alcune regioni non è stata ancora rilasciata alcuna autorizzazione alla vendita di farmaci online: si tratta di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Liguria, Molise, Sicilia e della provincia autonoma di Trento dove le autorizzazioni sono ferme a quota zero. Ma se nelle aree con poche farmacie attive nel commercio online si può parlare di interesse ancora scarso verso questa opportunità, nelle regioni ferme a quota zero il problema potrebbe essere differente: «Purtroppo devo dire che si tratta di una notizia attesa – commenta Pasquale Marzano, Ceo di Farmacia.it – perché il governo ha consentito a ogni regione di organizzarsi in modo diverso per il rilascio delle autorizzazioni. Ciò ha creato una disparità di trattamento tra regione e regione e un danno economico perché anche i farmacisti intenzionati ad aprire all’e-commerce, nelle regioni meno attente a recepire le direttive, non hanno potuto farlo. Non è un problema di volontà dei farmacisti, che in alcuni casi non sanno ancora quale ente deve rilasciare l’autorizzazione.