Giovedì 10 settembre 2020 FarmaciaVirtuale.it ha pubblicato l’articolo «Test covid in farmacia, D’Anna (Ordine biologi): «Scelta inopportuna e illegittima», in cui Vincenzo D’Anna, presidente dell’Ordine nazionale dei biologi, commentava negativamente la possibilità, da parte delle farmacie, di effettuare test covid, dicendosi «pronti a manifestazioni di protesta». Tra i lettori sensibili alla tematica vi è Luigi Schlich, farmacista cagliaritano, che in una lettera aperta indica le proprie opinioni sul tema.

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La lettera di Luigi Schlich

«L’esternazione di Vincenzo D’Anna mi dà lo spunto per alcune considerazioni che riguardano le prospettive di sviluppo della professione del farmacista che, nonostante la decisa marcia in avanti degli ultimi tempi verso l’espletamento dei servizi in farmacia, continua a trovare ostacoli da parte della politica. Sono passati 11 anni dalla Legge 69 del 2009 che introduceva la Farmacia dei servizi e, di fatto, ad oggi nessun servizio in convenzione è stato attivato unitariamente sul territorio nazionale.

Sono state molteplici le iniziative a macchia di leopardo sul territorio, ma ci viene impedito di contribuire attivamente all’efficientamento del Servizio sanitario nazionale (Ssn). Credo non ci siano dubbi sulle potenzialità delle farmacie al riguardo, ma, nonostante tutto, dobbiamo periodicamente assistere ad atteggiamenti che “remano contro” e ci impediscono di proseguire con la necessaria sollecitudine verso il raggiungimento del nostro scopo.

Il pensiero di D’Anna è esemplare: mantenere chiuso un sistema che aprendosi può portare benefici a tutti gli attori: farmacisti, medici, biologi e perché no, ai pazienti. Dico questo perché in questo, come in altri casi, il paziente – che dovrebbe essere messo al primo posto – viene “dimenticato” e sacrificato in nome di atteggiamenti tesi solo a pubblicizzare questa o quella parte politica.

D’Anna dovrebbe sapere bene che il farmacista non si è mai sostituito e non si sostituirà a medici, biologi, ne a nessuna altra figura professionale sanitaria. Al contrario, il farmacista è invece in grado di fungere da prezioso intermediario nei confronti degli altri professionisti sanitari, ciò svolgendo una attenta azione di screening preliminare che si completa poi con l’indirizzamento del paziente verso tali figure. In sostanza il farmacista “intercetta” eventuali patologie – che altrimenti rimarrebbero “silenti” – e le direziona verso le altre figure sanitarie: esattamente il contrario di ciò che sostiene D’Anna.

Nel caso particolare del Covid test, poi, è impressionante la mancanza di analisi della situazione poiché al momento, in Italia, l’esecuzione dello screening è oltremodo deficitaria e le necessità vanno ben oltre ciò che il Servizio sanitario nazionale è in grado di erogare.

Basterebbe questo a rendere “legittimo” e “meritorio” il contributo dei farmacisti. Ma D’Anna non ne fa solo una questione di principi. Da ciò che si legge, infatti, argomenta che negli “sgabuzzini” i farmacisti si improvvisiamo “piccoli chimici”, venendo accusati di attività illegittime».

Luigi Schlich
Farmacista in Cagliari

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