Professione Farmacista

Soddisfazione Ssn al 45% tra gli italiani, farmacie tra i punti di forza

Presentato lo studio di EG STADA Group su 2mila cittadini italiani: farmaci e farmacie tra i pochi punti di forza percepiti. 3 italiani su 5 pronti per consulenza basata sull’Ia.


Mercoledì 23 settembre 2026 si è tenuta la presentazione dello STADA Health Report 2026, alla sua sesta edizione, con 2mila cittadini italiani intervistati, con un’età tra i 18 e i 76 anni, come in altri venti Paesi europei. Il Report ha analizzato la percezione di salute dei cittadini e quali sono i comportamenti concreti agiti nel quotidiano. Ne sono emersi molti dati, «da mettere a servizio del sistema sanitario e dei suoi operatori, per capire come andare incontro ai cittadini» ha dichiarato Salvatore Butti, general manager & managing director di EG STADA Group, all’apertura dell’incontro, in presenza dei principali stakeholder del panorama sanitario, evento a cui era presente anche FarmaciaVirtuale.it.

Dati dello STADA Health Report 2026 commentati dagli addetti ai lavori

A presentare i dati discussi nel primo panel «Un sistema sanitario che soddisfa sempre meno una popolazione che sta invecchiando» è stato Luca Vitaloni, Associate Director Human8. «Parliamo di quello che da sei anni è lo studio più completo di settore – ha sottolineato Vitaloni –, volto a favorire un dibattito costruttivo». Il dato messo subito in evidenza è quello intorno al quale si sono intrecciati tutti i discorsi della mattinata, un dato cardine che ha colpito gli astanti: si osserva un calo nella soddisfazione verso il sistema sanitario. Il gradimento si attesta al 45%, equivalente a meno di un italiano su due: al di sotto della media europea e in calo rispetto agli anni precedenti. L’unica area che secondo gli italiani riceve buon supporto da parte del sistema sanitario è quella dell’accesso ai farmaci, che risulta positivo per il 59% degli intervistati. Il Sistema è percepito carente nel sostegno alla salute mentale e solo il 24% ritiene vi sia un buon supporto per quanto riguarda l’assistenza agli anziani, dato molto al di sotto della media europea.

Vivere meglio per vivere di più

Gli italiani si raccontano preoccupati di invecchiare (il passar degli anni spaventa il 58% della popolazione, nello specifico il 65% delle donne), per il declino cognitivo e il bisogno di assistenza, cui si unisce l’apprensione per i problemi economici. Se si parla di longevità, l’intenzione è quella di vivere meglio per vivere di più, obiettivo per il quale gli italiani si dicono disposti a sacrificare zuccheri (l’84%), schermi (il 78%), alcol (il 73%), fumo (il 56%) e fast food (il 77%): tutti dati maggiori rispetto alla media europea, in modo significativo. C’è preoccupazione nel 57% degli intervistati per le malattie croniche e il 55% percepisce difficile l’accesso a un’assistenza sanitaria economicamente sostenibile. Per gli italiani la priorità, tra le azioni da mettere a sistema, è ridurre i lunghi tempi di attesa, indicati dal 73% degli intervistati, aumentando il numero di operatori sanitari.

Come sarà la popolazione e come evolveranno le malattie

«In giornata uscirà un nostro studio di demografia clinica – ha sottolineato Claudio Cricelli, presidente emerito Simg, a commento dei dati –. Ci interessa sapere come sarà la popolazione e come evolveranno le malattie. Il sistema sta invecchiando e legge il mondo con la metrica di 35 anni fa. Se oggi chiediamo a qualunque sistema sanitario del pianeta quanto rende, nessuno sa rispondere. Il dato del 45% non misura il fallimento di un sistema, ma la distanza tra una popolazione che si è trasformata e un sistema invecchiato. La velocità del mondo non è più la velocità dei nostri sistemi. Il Ssn va quindi adattato a come vogliamo vivere. Si pensi solo che per ogni persona che avrà bisogno di un caregiver, ci sarà solo mezza persona disponibile. L’unico fattore governabile è organizzare la risposta. E il farmaco è la risposta che, ad ora, funziona meglio». Un dato che, di fatto, emerge anche dal Report, perché – come si è detto – la popolazione è soddisfatta per quanto riguarda l’accesso ai farmaci.

L’investimento nelle farmacie risorsa importante

«Quello che preoccupa le persone è il percorso, quanto possa costare una visita. Investire nella presenza delle farmacie diventa allora una risposta importante – ha evidenziato di seguito Valeria Fava, responsabile del Coordinamento Politiche per la Salute, Cittadinanzattiva –. Molti, ad esempio, non conoscono cosa sia la Casa di comunità. E i sistemi di monitoraggio, anche per quanto concerne le Case di comunità, vanno utilizzati in un partecipato processo di rinnovamento, diversamente sono inutili». Parlando di prevenzione, il presidente Fofi Andrea Mandelli ha detto: «Non vorrei che il tema respingente sia il fatto che la prevenzione passi per le nostre tasche. È evidente che il governo abbia investito in sanità, ma è comunque necessario re-ingegnerizzare il sistema, puntando proprio sulla prevenzione. Oggi la sinergia tra studi medici e farmacie – deputate in via esclusiva alla dispensazione dei farmaci e alle preparazioni galeniche – risulta imprescindibile, per poter affrontare i problemi e curare il paziente».

«Lamentarsi del Ssn è un po’ ingeneroso»

La presidente di Federfarma Lombardia Anna Rosa Racca ha osservato che «lamentarsi del Ssn è un po’ ingeneroso. In tanti anni di professione ho visto molte persone rinascere. Sulla prevenzione dobbiamo tutti investire tantissimo. In questi giorni stiamo dando il via a una grande battaglia contro l’Hpv, nella quale le farmacie sono in prima linea con la vaccinazione. Dobbiamo fare un passo avanti sulle Case di comunità, in Lombardia 197: non sono solo sanitarie, ma hanno quei compiti sociali che i cittadini chiedono, come emerge dal Report. Credo si debba comunicare di più ciò che viene fatto in farmacia – ha concluso –: molti lo scorso anno non sapevano che la vaccinazione pneumococcica poteva essere somministrata anche in farmacia».

Medico scolastico per formare fin dalla scuola

Ugo Tamborini, segretario consiglio direttivo Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano, ha condiviso con gli altri la necessità di un tagliando al Sistema nazionale. «Ringrazio il dottor Butti per i dati che ci dà modo di utilizzare ma che danno da riflettere. Il nostro Ssn è l’unico universalistico dove lo stato eroga gratuitamente prestazioni ai cittadini. Se sono soddisfatti al 45%, allora ci vuole anche una maggiore educazione al cittadino, che nel frattempo ha aderito al 39% alla campagna di prevenzione del tumore al colon. Andrebbe forse reinserito il medico scolastico per formare la cittadinanza fin dalla scuola. Il concetto di “gratuito”, probabilmente, non fa percepire il valore di ciò di cui si usufruisce. È vero, ci sono criticità, come le liste di attesa, dovute alla carenza dei medici: non che essi manchino, ma ce ne sono meno inquadrati nel nostro Ssn. All’estero i medici inquadrati nei sistemi sanitari sono più pagati. E spesso ad essere trattenuti sono proprio quelli italiani. Riscontro, quindi, uno scarso colloquio tra i diversi attori del sistema».

Intelligenza artificiale? In crescita ma con cautela

Il secondo panel – «Consulto il medico e il farmacista o chiedo all’Ia?» –, introdotto dai dati illustrati da Vitaloni, ha riguardato appunto l’Ia, che sta avendo un impatto trasversale sull’intera filiera della salute: dalla prevenzione alla diagnosi, dalla ricerca farmaceutica all’organizzazione degli ospedali, fino alla medicina personalizzata. Analizzando la digitalizzazione dell’Healthcare e la sua percezione da parte dei cittadini-pazienti, emerge come l’Ia stia diventando strumento di supporto, per migliorare velocità e capacità decisionale, e come sia auspicabile venga sempre più usata nella funzione di sostegno al back-office.

3 italiani su 5 pronti per consulenza basata sull’Ia

Sono 3 gli italiani su 5 che sarebbero disposti a considerare una consulenza basata sull’Ia, ma in buona percentuale solo se vi fosse un professionista umano pronto a interpretare il dato. Ma oltre 4 su 10 dichiarano di non usare l’Ia per la propria salute, coloro che lo fanno, la utilizzano per comprendere meglio la diagnosi (31%), per prepararsi a una visita, per cercare un secondo parere. Poco meno della metà è disposta a rendere accessibili all’Ia i propri dati sanitari. In sostanza, gli italiani sono aperti all’innovazione ma non a discapito della sicurezza. E comunque questa disponibilità è maggiore nei giovani uomini. La più grande preoccupazione è che vi sia il rischio di ricevere una diagnosi errata (52%), a questo timore seguono quello relativo all’uso dei dati senza consenso (36%) e quello legato all’assenza della presenza umana e dell’interazione (36%). Le maggiori speranze riposte nell’uso dell’Ia sono una più rapida diagnosi e un accesso più semplice ai servizi medici. A livello pratico, ma in prima battuta molto utile – come ha più volte sottolineato il giornalista moderatore – l’Ia aiuta nella gestione di appuntamenti e follow-up.

«L’Ia oltrepassa il medico nel ragionamento clinico»

«Sono 230 milioni di persone nel mondo ad interrogare l’Ia ogni giorno – ha ricordato il direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Giuseppe Remuzzi –. Settemila persone al mondo muoiono ogni giorno per errori medici. Va quindi detto che l’Ia oltrepassa il medico nel ragionamento clinico: in proposito si sono fatti confronti tra medici molto bravi e Ia sull’abilità nel fare diagnosi e la percentuale dà ragione alla macchina. L’Ia ha persino predetto i suicidi. Solo l’Ia può confrontare dati biologici e clinici in tempo reale, pertanto un clinico competente che sa usarla sostituirà molto presto i clinici che la ignorano» ha concluso Remuzzi. In sostanza l’Ia è vista come un supporto, non una sostituzione.

Ideale il modello misto

Un italiano su 2 si fida già o sarebbe disposto a farlo, se la diagnosi fosse avallata dagli operatori sanitari, considerati tra l’altro come i principali responsabili dell’educazione sanitaria dal 74% degli italiani. Rispetto alla creazione di piani terapeutici personalizzati, per gli italiani è ideale il modello misto (lo afferma il 53%, dato più alto rispetto alla media europea del 44%). Il ruolo dei farmacisti Il 45% degli intervistati pensa che i farmacisti possano offrire più consulenze a distanza, interpretino anche l’Ai e siano ancor più importanti come punti di riferimento umani affidabili. Il 38% vorrebbe che le farmacie rilasciassero prescrizioni ripetibili per le patologie croniche 24h/24, 7 giorni su 7, e 1 italiano su 3 auspicherebbe la gestione digitale dei farmaci. Il 49% conferma di preferire la propria farmacia di fiducia per l’acquisto dei prodotti da banco e di percepirla come fondamentale anche per la consulenza in vista degli acquisti online. Il 69% predilige il contatto diretto con il farmacista, che resta insostituibile.

«Strumento a supporto di medico e farmacista»

«Se un anziano su tre è in politerapia, l’Ia può essere uno strumento a supporto di medico e farmacista – ha poi dichiarato Francesco Ferro Russo, presidente Fenagifar –. Punti di forza sono la considerazione che i cittadini nutrono verso i farmacisti e la consapevolezza nell’uso dell’Ia. Considerato che i giovani farmacisti sono nati digitali, l’elemento che fa ben sperare è che il paziente infine ritenga l’Ia uno strumento da mettere nelle mani dell’operatore sanitario. Se riuscissimo a trovare di concerto con i medici il modo di utilizzare l’Ia a proposito di aderenza terapeutica e liste di attesa, esaudiremmo il desiderio dei cittadini colto da questo Report». In un momento di grandi cambiamenti, centrale resta il ruolo degli operatori sanitari, indipendentemente dalla crescente digitalizzazione. Il 31% degli intervistati prevede anzi un loro ruolo crescente come consulenti e interpreti degli strumenti di Ia, mentre il confronto diretto con i professionisti in presenza è la modalità preferita sia per screening controlli preventivi e consulti medici (78%) sia per le consulenze in farmacia (69%).

«Chiaro problema di alfabetizzazione sanitaria»

A Salvatore Butti è andato il compito di porre un sigillo allo STADA Health Report 2026: «Mi porto a casa molti spunti e la conferma dell’utilità di questo Report come stimolo alla discussione. C’è un chiaro problema di alfabetizzazione sanitaria, che va portata nelle scuole. Il dato cardine del 45% ci dice che la percezione di soddisfazione verso il sistema sanitario è andata peggiorando. Gli investimenti devono allora volgersi nella corretta direzione. Prendersi cura delle persone è una questione di fatti, non di parole».

Alessandra Stoppini

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