Healthcare Policies & Regulations

Revisione prontuario farmaceutico: per Salutequità è “revisione dei Lea”

L’associazione presieduta da Tonino Aceti critica l’impostazione del procedimento e chiede un maggiore coinvolgimento delle istituzioni e degli stakeholder.


La revisione del Prontuario Farmaceutico nazionale (Pfn), prevista dalla Legge 30 dicembre 2025, n. 199, agli articoli 376-379, è stata al centro dell’analisi critica di Salutequità, associazione che opera nel settore della tutela dei diritti dei pazienti. Tonino Aceti, presidente dell’organizzazione, ha pubblicato un editoriale sul sito istituzionale nel quale ha espresso preoccupazione riguardo alle modalità con cui l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) intende procedere all’aggiornamento annuale del prontuario, operazione che dovrebbe concludersi entro il 30 novembre di ogni anno.

Diritti esigibili dai pazienti in materia di accesso ai medicinali

Secondo l’analisi di Aceti, il provvedimento in questione non è un mero aggiornamento tecnico del repertorio dei farmaci erogabili a carico del Servizio Sanitario nazionale, ma una vera e propria revisione dei Livelli essenziali dell’assistenza (Lea) farmaceutica pubblica. Ciò significa che l’intervento dell’Aifa andrebbe a ridefinire il perimetro dei diritti esigibili dai pazienti in materia di accesso ai medicinali, con possibili ripercussioni sulla copertura pubblica dell’assistenza farmaceutica.

Dati della spesa farmaceutica e criticità del sistema

Il presidente di Salutequità ha evidenziato come l’operazione di revisione si inserisca nel contesto caratterizzato da crescita della spesa sanitaria privata e da aumento della rinuncia alle cure. Secondo i dati Istat, nel 2024 il 9,9% della popolazione ha rinunciato a prestazioni sanitarie, mentre la spesa sanitaria privata ha raggiunto circa 43 miliardi di euro, con un incremento di circa 1,5 miliardi per la sola componente farmaceutica rispetto al 2020. L’analisi ha richiamato il Rapporto Osmed 2024, dal quale emerge che la spesa privata per i farmaci comprende ticket regionali, differenze tra prezzo del medicinale a brevetto scaduto e prezzo di riferimento, acquisti privati di medicinali di fascia A e acquisti di classe C.

Divario tra spesa farmaceutica ospedaliera e territoriale

Aceti ha sottolineato che i dati provenienti dal “Monitoraggio della spesa farmaceutica gennaio-ottobre 2025” pubblicato dall’Aifa, che evidenziano uno sforamento del tetto programmato della spesa farmaceutica diretta pari a 4,24 miliardi di euro, con un’incidenza sul Fondo sanitario nazionale del 12,06% contro l’8,30% previsto dalla normativa. Al contrario, la spesa farmaceutica convenzionata, quella per i gas medicinali e quella per i farmaci innovativi risultano sotto controllo, con avanzi rispetto ai tetti programmati. Secondo quanto riportato da Egualia, associazione che rappresenta l’industria dei farmaci equivalenti e biosimilari, l’iter di revisione sarebbe partito proprio dal settore della farmaceutica convenzionata, partendo dagli inibitori di pompa protonica, il cui pantoprazolo è il secondo principio attivo per spesa con 256,3 milioni di euro.

Richieste per revisione trasparente e partecipata

Nel suo intervento, Aceti ha posto l’accento sulla necessità di aumentare il livello di dibattito pubblico e confronto istituzionale sull’operazione di revisione del prontuario. L’associazione ha auspicato che l’Aifa pubblichi sul proprio sito il progetto di revisione del Pfn, corredato da una valutazione di impatto multidimensionale che comprenda gli effetti sui cittadini, sul Servizio sanitario nazionale, sull’occupazione e sul sistema produttivo. Una simile iniziativa consentirebbe di avviare una consultazione pubblica che coinvolga tutti gli attori del sistema, a partire dalle associazioni di pazienti e cittadini.

Esercizio tecnico-amministrativo tra addetti ai lavori

Il presidente di Salutequità ha poi sollevato un interrogativo di carattere procedurale: la norma attuale affida esclusivamente all’Aifa il compito di procedere alla revisione del prontuario farmaceutico, diversamente da quanto avviene per gli aggiornamenti dei Lea relativi ad altre aree di assistenza, nei quali sono previsti ruoli e passaggi precisi per il ministero della Salute, il Parlamento e le Regioni. Ridurre l’operazione a un mero esercizio tecnico-amministrativo tra addetti ai lavori, senza un forte controllo e indirizzo politico da parte delle altre istituzioni, potrebbe, secondo l’analisi di Aceti, compromettere l’equilibrio del Servizio sanitario nazionale e intaccare i principi di universalità, equità e solidarietà che lo caratterizzano.

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