Progetto Mimosa Lombardia: farmacie come rete anti-violenza
Federfarma Lombardia e Fofi hanno avviato il progetto pilota per trasformare le farmacie in presidi di ascolto e orientamento per donne in difficoltà.
Il Progetto Mimosa, promosso dall’Associazione Farmaciste Insieme, sta conoscendo una fase attraverso la collaborazione con Federfarma Lombardia e Fofi. Il Progetto Mimosa Lombardia ha l’obiettivo di attivare una rete territoriale integrata, nella quale le farmacie contribuiscano ad accogliere, ascoltare, orientare le donne che si trovano a vivere situazioni di fragilità o necessitano di essere indirizzate verso servizi competenti e percorsi di supporto adeguati. La volontà è quella di cooperare per prevenire e contrastare la violenza di genere, valorizzando il ruolo delle farmaciste e mettendo in luce le farmacie come luoghi di prossimità, ascolto e orientamento, connotati da sicurezza e privacy. La sottoscrizione del Protocollo d’Intesa con il Ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, lo scorso anno, ha fatto entrare il Progetto Mimosa nella nuova fase di un percorso che Farmaciste Insieme, Associazione presieduta dalla dott.ssa Angela Margiotta, porta avanti da sedici anni.
Protocollo d’Intesa sottoscritto con il ministero guidato da Eugenia Roccella
Il progetto pilota lombardo è diretto alla concreta attuazione del Protocollo d’Intesa sottoscritto con il ministero guidato da Eugenia Roccella: la forza e la grande capillarità della rete farmaceutica lombarda rendono la Lombardia il territorio ideale per sperimentare un modello operativo integrato che, una volta consolidato, potrà essere esportabile anche in altre Regioni, come un format. Per poter dar seguito al protocollo nei territori, è necessario dare vita a collaborazioni interprofessionali come sta accadendo in Lombardia.
Farmacia come presidio sociale
«Negli anni il progetto Mimosa si è rinnovato, di pari passo con i cambiamenti graduali e costanti della farmacia» ha ricordato la dott.ssa Margiotta. Un cammino avvenuto nell’ottica di una evoluzione culturale: non si parla più “solo” di violenza fisica, ma anche di violenza digitale, verbale, economica, psicologica. «Tutto è partito dall’idea della farmacia come presidio sociale. Il progetto è nato a Napoli per poi espandersi in Italia: parliamo di 20mila locandine e più di due milioni di brochure. Già nel 2011 il presidente Fofi, Andrea Mandelli, capì il valore e la portata di un progetto al quale occorreva visione e che oggi è entrato in una fase nuova, con la farmacia primo punto di partenza di una rete con diverse realtà, messe insieme in una maglia stretta. Voglio oggi ringraziare tutte le Farmaciste Insieme». In questo processo di riconoscimento dei diversi tipi di violenza, che si è sviluppato e si sviluppa nel tempo attraverso l’impegno costante di molte figure professionali e il necessario lavoro con le ultime generazioni, la farmacia potrà contribuire sulla prevenzione attraverso un ascolto in grado di orientare, dovrà essere percepita come luogo sicuro e ulteriormente percepita così dalle donne, dovrà saper lavorare in rete.
Webinar di presentazione del progetto in Lombardia
A presentare il Progetto Mimosa Lombardia è stata – in un webinar con più di 250 farmacisti e seguito anche da FarmaciaVirtuale.it venerdì 29 maggio 2026 – Annarosa Racca, presidente Federfarma Lombardia, insieme a Clara Mottinelli, tesoriere Federfarma e delegata Lombardia Farmaciste Insieme, e ad Andrea Mandelli, presidente Fofi – Federazione Ordini dei Farmacisti Italiani. «Teniamo molto al progetto Mimosa, attuazione del protocollo nelle farmacie della Lombardia, regione con il maggior numero di chiamate ai desk anti-violenza, secondo i dati dell’Osservatorio Regionale Antiviolenza». Mandelli ha in particolare ringraziato Angela Margiotta per questo «progetto che arriva da lontano e per la capacità di intuire per tempo le potenzialità della farmacia nel fronteggiare una realtà tanto odiosa, dando evidenza speciale a un progetto. Tremila farmacie in Lombardia, 12mila farmacisti di cui il 70% donne, sono dati che incoraggiano ad utilizzare una sensibilità così particolare, con il dovere civico e morale di combattere il fenomeno della violenza».
Lombardia tra le prime a mettere in campo il Progetto Mimosa
La dott.ssa Mottinelli ha illustrato il progetto nei dettagli: «La Lombardia ha deciso di essere la prima ad entrare in campo e a mettere a terra il Progetto Mimosa, dopo la firma del protocollo con la ministra Roccella. Se il progetto c’è, dobbiamo ringraziare gli sponsor che hanno aiutato a rendere concreta la rete». Si tratta di Salvatore Butti, General Manager Managing Director Italy – EG STADA group, main sponsor, Gianluigi Pertusi, Business Unit Consumer Health Director Chiesi Italia, Massimiliano Fabrizi, amministratore delegato Credifarma. «Stiamo adesso ultimando la mappatura dei centri anti-violenza delle varie provincie, per averne contezza e sicurezza. Saranno collegati in rete. È stata redatta una locandina con un Qr Code da esporre chiaramente nelle farmacie. Il Qr Code consente il collegamento con la app di Farmaciste Insieme, sempre aggiornata. È il primo passo. Vogliamo inoltre creare una guida dedicata al progetto, alimentata da altre figure professionali che con i farmacisti sposeranno la missione. La guida verrà presentata sulla home di Farmaciste Insieme, per essere informati anche in relazione al proprio territorio, e sarà anche stampata, con l’idea che il cartaceo abbia ancora un senso. Sono attesi anche i feedback dei farmacisti, per tarare il progetto pilota prima che diventi nazionale».
Un’app per le informazioni utili al momento del bisogno
L’app è stata resa facilmente fruibile in modo da contenere le informazioni utili nel momento del bisogno, mappando tutti i centri anti-violenza italiani. «Abbiamo dato un grande aiuto. L’app Freebees – semplice, fruibile, rapida, sicura, discreta – nasce per aprirsi in modalità nascosta con un immediato riferimento al 112 e in seconda battuta a Google Maps, con i centri anti-volenza più vicini» ha approfondito Claudia Castaldo, consigliera Farmaciste Insieme. Le parole d’ordine per costruire questa rete strutturata di supporto alle donne sono competenza, attenzione ed empatia. La ministra Roccella ha in proposito inviato un videomessaggio di incoraggiamento, ricordando che «percorsi di formazione specifici coinvolgeranno le farmacie aderenti nello svolgimento di una funzione di prossimità. Accanto alle farmacie ci saranno anche strutture ospedaliere a partire dal Niguarda e professionalità mediche, per mettere in forma la funzione sussidiaria che il Governo auspica, trasformando la vicinanza quotidiana in uno strumento di ascolto e prevenzione».
Il supporto dei principali attori della filiera
Al webinar è stata data la parola anche a coloro che in concreto supportano il Progetto Mimosa. Il main sponsor nella persona di Salvatore Butti ha sottolineato come «prenderci cura della salute deve avvenire non solo attraverso l’offerta di un’ampia scorta di farmaci, ma portando in alto il concetto di responsabilità sociale, che noi sentiamo molto. La farmacia non è solo presidio del territorio ma anche sportello di ascolto vicino alle persone, tenendo conto che quando si parla di violenza sulle donne molti aspetti non si vedono, come la violenza psicologica che nasce da quella economica». Fabrizi ha ricordato di rappresentare un gruppo bancario con una precisa agenda sociale. «Siamo specializzati da oltre vent’anni in servizi finanziari e consapevoli che, sostenendo le farmacie nei loro programmi di servizio, aggiungiamo valore sociale in relazione a tematiche di inclusione e parità di genere. Siamo orgogliosi di sostenere Progetto Mimosa».
Gli impatti sociali e ambientali sulla salute
Pertusi ha infine evidenziato come Chiesi Italia sia un’azienda benefit con obiettivi di impatto sociale e ambientale scritti nello statuto. «Il nostro agire vuole mettersi in una condizione di avere un impatto sociale sulla salute. Per noi è un privilegio contribuire al percorso del Progetto Mimosa». Intercettare la violenza nella prossimità sanitaria non è semplicissimo. «I segnali sono deboli e saperli riconoscere è fondamentale, per far sì che la farmacia sia il primo anello di una catena di protezione: la continuità di relazione con la cliente-paziente può consentire alla farmacista di comprenderne i cambiamenti e riconoscere segnali di violenza relazionale in modo precoce» ha affermato la dott.ssa Antonella Boldini, consigliera Ordine dei farmacisti di Brescia e delegata. La dott.ssa Boldini ha spiegato nei particolari, in una lectio assai apprezzata, come porsi con le clienti-pazienti, come decifrare il quadro, quale intervento puntuale mettere in atto.
Il punto di vista della magistratura
«Perché dietro la richiesta di un analgesico ci può essere ben altro». Il momento conclusivo del webinar è stato affidato al dott. Valerio De Gioia, magistrato presso la Corte di Appello di Roma. De Gioia ha restituito un framework giuridico che consente al farmacista di muoversi in sicurezza. «Alla luce dell’evoluzione legislativa, andrei direttamente all’aspetto che ci interessa. Il farmacista non è uno psicologo né un appartenente alle Forze dell’Ordine, le quali già hanno molte difficoltà a farsi raccontare dalle vittime fatti tanto privati e personali, per la enorme vergogna. Dubito che in farmacia si riesca a sottoporre a una sorta di interrogatorio, ma il farmacista ha obbligo di referto, perché è un incaricato di pubblico servizio e ha un obbligo stabilito dal Cpp di riferire entro 48 h massimo di essere in presenza di una fattispecie di reato procedibile d’ufficio. L’aspetto più interessante è quello dei maltrattamenti in famiglia, reato per cui si procede d’ufficio: la vittima però lo deve riferire al farmacista. Se lo fa a quel punto scatta l’obbligo di referto in capo al farmacista, che poi potrebbe essere sentito in udienza. Il ruolo del farmacista, specie nei piccoli centri, risulta perciò fondamentale. Nel dubbio, la dottrina dà un’indicazione preziosa: è meglio far partire questa comunicazione, l’obbligo di referto, per dare un aiuto a vittime che difficilmente si lasciano andare e riferiscono».
Alessandra Stoppini