Healthcare Policies & Regulations

Perdita di competitività nel Continente: preoccupazione delle principali farmaceutiche europee

In una lettera congiunta, i chair di AstraZeneca, Boehringer Ingelheim, Chiesi, Ipsen, Gsk, Novo Nordisk, Novartis, Roche e Sanofi hanno denunciato il calo di investimenti in ricerca, trial clinici e accesso ai farmaci innovativi.


Nove presidenti dei consigli di amministrazione o degli organi equivalenti delle principali aziende farmaceutiche di origine europea hanno firmato una lettera aperta indirizzata alle istituzioni dell’Unione europea e ai governi nazionali, denunciando la progressiva perdita di competitività del Continente nel settore degli investimenti farmaceutici. Hanno firmato il documento Michel Demaré per AstraZeneca, Hubertus von Baumbach per Boehringer Ingelheim, Maria Paola Chiesi per Chiesi Group, Marc de Garidel per Ipsen, Sir Jonathan Symonds per Gsk, Lars Rebien Sørensen per Novo Nordisk, Giovanni Caforio per Novartis, Severin Schwan per Roche e Frédéric Oudéa per Sanofi. Nella lettera, i firmatari hanno sottolineato che negli ultimi due anni sono stati annunciati oltre 600 miliardi di dollari di investimenti farmaceutici negli Stati Uniti e in Cina, a fronte di un’Europa che arretra su ricerca, sperimentazioni cliniche e velocità di accesso ai farmaci innovativi da parte dei pazienti.

Calo della ricerca europea e i tempi di attesa per i pazienti

Come riportato nella lettera, la quota europea della spesa mondiale in ricerca e sviluppo farmaceutico è scesa dal 43% del 1990 al 31% attuale, con una tendenza indicata come ancora in calo. La quota di sperimentazioni cliniche commerciali condotte in Europa, che per i firmatari generano ricavi rilevanti per gli ospedali pubblici e contribuiscono a migliorare gli esiti clinici, si sarebbe dimezzata nell’ultimo decennio, scendendo al 9%, mentre la Cina avrebbe superato l’Europa per numero di trial clinici, brevetti farmaceutici e nuovi farmaci sviluppati. I chair affermano che circa il 40% delle terapie di nuova approvazione non raggiunge mai i pazienti europei e che, tra quelle che arrivano, il tempo di attesa medio supererebbe i 600 giorni.

Sistemi sanitari obsoleti, che limiterebbero l’impiego dei farmaci innovativi

Richiamando dati dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità, contenuti nel portale Globocan 2022, i firmatari osservano che la sopravvivenza oncologica in Europa resterebbe inferiore a quella registrata negli Stati Uniti, con diagnosi spesso tardive e trattamenti non sempre conformi agli standard indicati dalle linee guida mediche. Le cause della situazione vengono individuate nella lettera in sistemi sanitari definiti obsoleti, che limiterebbero l’impiego dei farmaci innovativi, imporrebbero tetti di spesa giudicati arbitrari e non adeguerebbero i budget all’inflazione, nonostante la crescita della domanda assistenziale legata all’invecchiamento della popolazione.

Le richieste ai governi e il ruolo dell’Unione europea

Nel testo viene richiamato l’avvertimento formulato da Mario Draghi, secondo cui, in assenza di interventi urgenti, settori strategici come quello farmaceutico rischierebbero quella che l’ex presidente della Banca centrale europea ha definito una lenta agonia. I firmatari ricordano che il comparto genera oggi, a loro dire, un surplus commerciale dell’Unione europea superiore a 220 miliardi di euro e sostiene milioni di posti di lavoro qualificati, mentre l’adozione di farmaci innovativi produrrebbe per l’economia un ritorno stimato quasi sei volte superiore alla spesa iniziale, grazie alla riduzione dei costi di ospedalizzazione e a una popolazione lavorativa più sana.

Procedure accelerate per le sperimentazioni

Sul piano delle proposte, i chair chiedono all’Unione europea di accelerare le procedure per le sperimentazioni cliniche, rafforzare la tutela della proprietà intellettuale, adottare politiche digitali adeguate e introdurre maggiore flessibilità fiscale per gli Stati membri che investono in salute e innovazione farmaceutica, riconoscendo che i relativi ritorni economici si manifesterebbero solo nel tempo. Secondo i firmatari, tuttavia, le leve decisive resterebbero nelle mani dei governi nazionali, chiamati a definire l’entità dei budget sanitari, la rapidità di valutazione e finanziamento dei nuovi farmaci e le modalità di modernizzazione dei sistemi sanitari orientate a prevenzione, diagnosi precoce e cura delle patologie. I chair hanno sollecitato i leader nazionali a considerare i farmaci innovativi come infrastrutture strategiche, al pari della difesa o dell’energia, e stimano che, colmando il divario con Stati Uniti e Cina nel solo ambito delle sperimentazioni cliniche, l’Europa potrebbe generare, secondo le loro previsioni, 53 miliardi di euro di valore economico e 82mila ulteriori posti di lavoro.

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