studi settore farmaciaIn Italia, si sa, storicamente il rapporto con il Fisco non è idilliaco per la forte presenza di lavoro nero, redditi non dichiarati ed escamotage vari per cercare di pagare meno tasse possibile, complice un prelievo che è tra i più alti in Europa. L’Agenzia delle entrate ha per questo deciso di lanciare una “operazione trasparenza” rendendo pubbliche le statistiche sugli studi di settore dichiarati dai contribuenti negli ultimi anni. Andando sul sito web dell’agenzia, nell’apposita sezione, è possibile consultare i risultati generali e quelli dei singoli comparti, e quello che emerge è la correttezza dei farmacisti nostrani, sopra la media rispetto al dato generale. Le posizioni congrue calcolate su oltre 200 tipologie di attività risultano infatti a quota 66% nel 2014 su una base di 2.478.653 posizioni, 72% nel 2013 su 2.740.532 posizioni e 74% nel 2012 su 2.788.848 posizioni. Per le farmacie il dato sale invece all’87% di posizioni congrue nel 2014 su 13.692 posizioni, 91% nel 2013 su 14.261 posizioni e 91% nel 2012 su 14.368 posizioni. Una differenza non di poco conto, di quasi 20 punti percentuali.

[Se non vuoi perdere tutte le novità iscriviti gratis alla newsletter di FarmaciaVirtuale.it. Arriva nella tua casella email alle 7 del mattino. Apri questo link]

Quanto ai ricavi/compensi dichiarati per le posizioni congrue, nel 2014 il valore complessivo è di 594.045.097.228 euro, nel 2013 era 674.906.953.819 euro e 702.030.152.704 euro nel 2012. Per il settore farmacie l’ammontare è 16.419.262.719 euro nel 2014, l’anno precedente 17.066.997.398 euro e nel 2012 17.160.537.300 euro. Cosa salta subito all’occhio è un peggioramento della situazione per effetto della crisi, che si manifesta tanto a livello complessivo per le diverse categorie economiche sottoposte a studio di settore che per le croci verdi, e sia per quanto riguarda i ricavi dichiarati che per la diminuzione negli ultimi anni della quota delle posizioni congrue, accompagnata, va da sé, da un simmetrico aumento di quelle incongrue.

Questa crescita delle posizioni fiscali incongruenti, sottolinea Federfarma citando l’analisi dei commercialisti, «si spiega soprattutto con il fatto che i correttivi anticrisi oggi non entrano in azione con la stessa facilità di un tempo. Gli esperti del settore, nel commentare i dati, sottolineano anche il delinearsi del calo progressivo del valore medio al quale si acquistano le farmacie, che determina un aumento dei costi di impresa, dovuto alla minore incidenza degli ammortamenti». Un discorso che al di là dei tecnicismi rimanda alla situazione generale di sofferenza patita negli ultimi anni. «L’analisi dell’Agenzia delle entrate – rimarca la presidente del sindacato Annarosa Racca – dimostra che le farmacie sono imprese trasparenti, come sempre pronte a collaborare con le istituzioni. La diminuzione del valore medio delle farmacie dimostra che anche le farmacie, come tutti, hanno risentito della crisi economica ed è solo con grande impegno e sacrificio che continuano ad assicurare sul territorio un’assistenza di elevata qualità e a implementare i servizi offerti ai cittadini».

© Riproduzione riservata

Non perdere gli aggiornamenti sul mondo della farmacia

Riceverai le novità sui principali fatti di attualità.

Puoi annullare l'iscrizione con un click. Non condivideremo mai il tuo indirizzo email con terzi.