farmacia dei servizi«I farmacisti non hanno percepito l’importanza del cambiamento e le associazioni di categoria hanno snobbato per circa dieci anni l’opportunità di crescita e di forza contrattuale rappresentata dalla farmacia dei servizi». Ad esserne convinto è Rocco Carbone, docente presso l’università G. Marconi di Roma e componente del Tavolo di lavoro della farmacia dei servizi presso il ministero della Salute. Secondo l’esperto c’è stato dunque un grave ritardo: «Si parla di aderenza alla terapia, di cronicità e presa in carico del paziente». Ma «sono le uniche affermazioni avanzate dai rappresentanti di categoria. Tutto ciò non è la farmacia dei servizi ed è solo la punta di un iceberg governato dagli interessi dell’industria con la quiescenza di qualche associazione di categoria». I cui «presidenti provinciali, regionali e nazionali dirigenti devono essere consapevoli. La consapevolezza vuol dire conoscenza, formarsi in materia. Questa stessa consapevolezza dovrebbe diventare una caratteristica peculiare di ciascun dirigente: si può governare solo mettendo bene a fuoco la meta da raggiungere e conoscendo profondamente cosa si sta governando. Sembrerebbe che i farmacisti non siano propensi e favorevoli a questo cambiamento».

Ancor più nello specifico, Carbone evidenzia due problematiche. In primo luogo il fatto che «il farmacista non intravede una remunerazione certa e soddisfacente». Quindi il fatto che «l’esercizio della della farmacia dei servizi richiede un cambiamento strutturale della farmacia e una nuova forma mentis del farmacista: dal farmaco al paziente». Il docente osserva poi che «alcuni passi sono stati fatti dalla FOFI con il codice deontologico approvato il 7 maggio 2018, in cui sono previste le nuove funzioni del farmacista nell’ambito della farmacia dei servizi, mentre Federfarma, anche se apparentemente interessata, per i motivi esposti, sta frenando il processo di affermazione dovuto ad una lettura parziale». Ne consegue che «le associazioni di categoria devono mostrare interesse e assertività nelle scelte che determinano l’affermazione della farmacia dei servizi».

Carbone spiega però che il farmacista a sua volta deve «qualificarsi» per una corretta gestione della farmacia dei servizi: in questo senso il ministero della Salute ha individuato «la figura del farmacista counselor che possa, da una parte, sopperire alle nuove conoscenze rivolte alla clinica del paziente e, di contro, mettere in sicurezza il farmacista da eventuali conflitti con altre professionalità. All’uopo, è stato istituito dall’Utifar un registro nazionale di farmacisti counselor. Per diventare farmacista counselor sono previste 400 ore di formazione online», che «per alcuni farmacisti sembrerebbero troppe e non conciliabili con gli impegni di lavoro. Ma non possono esistere diciottomila farmacie dei servizi una diversa dall’altra: deve affermarsi un’unica farmacia dei servizi, che offra gli stessi standard di qualità. Ai farmacisti dico: è arrivato il momento di formarsi per non farsi trovare impreparati e così alimentare desideri di sostituibilità ai facinorosi che attendono di farsi avanti. Alle associazioni sollecito l’invito a dimostrare di voler fare e di creare i supporti e i sostegni al farmacista per aiutarlo in questa trasformazione».

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