Farmacovigilanza

Eventi avversi in chemioterapia, in uno studio i benefici dell’operato dei farmacisti

Uno studio ha rilevato come, con l’intervento dei farmacisti, sia possibile migliorare l’efficacia delle terapie oncologiche con la gestione degli eventi avversi.


La diffusione delle neoplasie, insieme all’invecchiamento della popolazione, ha ampliato il ricorso alla chemioterapia oncologica, sia in contesti curativi sia palliativi. Un fattore critico che influisce sull’intensità posologica e sull’efficacia terapeutica è la comparsa di eventi avversi (Ea), i quali compromettono la qualità di vita e possono portare a riduzioni o sospensioni del trattamento. Lo studio “Pharmacist intervention and identification of adverse events related to treatment efficacy in cancer chemotherapy to improve clinical outcomes”, a cura dell’autore principale Hironori Fujii, farmacista oncologico certificato dalla Japanese society of pharmaceutical health care and sciences, ha mostrato come l’intervento professionale dei farmacisti possa mitigare tali criticità. La gestione proattiva degli eventi avversi, secondo lo studio, assicura la corretta aderenza alle terapie e aiuta ad ottimizzare i risultati clinici.

Interventi nella prevenzione di nausea e vomito indotti da chemioterapia

Un ambito di intervento esaminato nello studio riguarda la profilassi della nausea e del vomito (Cinv) in pazienti sottoposti a chemioterapia a moderato rischio emetico. Nonostante linee guida internazionali, come quelle della Japanese society of clinical oncology (Jsco), raccomandino protocolli specifici, l’aderenza risulta spesso insufficiente, specialmente nella fase ritardata. Con la collaborazione interprofessionale tra farmacisti e medici, è stato possibile incrementare l’utilizzo di desametasone e altri antiemetici, riducendo l’incidenza di Cinv dal 46% al 26%. Parallelamente, è stato osservato un prolungamento del Time to treatment failure (Ttf), suggerendo un impatto positivo sull’efficacia terapeutica. Un secondo esempio riguarda la prevenzione dell’eruzione acneiforme indotta da anticorpi anti-Egfr, come panitumumab. L’introduzione di minociclina orale e idratanti cutanei ha diminuito l’incidenza di reazioni cutanee severe, con un trend di miglioramento nella risposta tumorale.

Correlazione tra eventi avversi ed efficacia terapeutica: ipomagnesemia e neutropenia

La ricerca ha identificato eventi avversi specifici correlati all’efficacia dei farmaci oncologici. L’ipomagnesemia, associata agli anticorpi anti-Egfr, è risultata predittiva di una migliore risposta tumorale, con tassi di riduzione del 71,4% nei pazienti affetti. Analogamente, la neutropenia severa durante il trattamento con Tas-102 e bevacizumab è stata collegata a una sopravvivenza globale più lunga (15,3 mesi vs. 10,0 mesi). Tali osservazioni, seppur da validare in studi ampi, sottolineano l’importanza di bilanciare gestione degli eventi avversi e mantenimento dell’intensità terapeutica. Un ulteriore focus ha riguardato la cachessia neoplastica, condizione che riduce l’efficacia degli inibitori dei checkpoint immunitari come nivolumab. La presenza di cachessia pre-trattamento è associata a una sopravvivenza ridotta, suggerendo l’utilità di interventi farmacologici mirati, come l’anamorelina, per migliorare gli esiti. Il lavoro ha evidenziato come il monitoraggio attivo degli eventi avversi da parte dei farmacisti sia utile alla sicurezza del paziente e si pone come un pilastro per l’efficacia delle terapie oncologiche, sebbene siano auspicabili collaborazioni in team multidisciplinari.

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