La desertificazione medica è un fenomeno che se sottovalutato può portare ad un effetto domino sull’intero sistema farmaceutico territoriale. Ciò accade sempre più spesso nei piccoli centri rurali, che fanno fatica a sostenere la presenza di un medico di medicina generale, e quindi ad conseguenza offrire le cure essenziali agli assistiti. Questi ultimi, dovendo necessariamente ricevere tale supporto, sono costretti a spostarsi, dando vita ad un fenomeno di emigrazione sanitaria temporanea verso quei centri dove, al contrario, vi è una maggiore concentrazione dei medici di famiglia. Tale dinamica ha conseguenze sulle farmacie del territorio che, vedendo ridotto il relativo bacino di utenza, hanno maggiori difficoltà a sostenere il loro andamento e la sostenibilità.

Ciò di cui si parla non è pura invenzione giornalistica. A dare notizia della scarsità dei medici di medicina generale in Italia era stato il Tg5 che, in un servizio di gennaio 2018, elencava una serie di problemi, tra cui turn-over bloccati, pensionamenti, numero chiuso nelle università ed invecchiamento dei professionisti, sulla base dei quali la figura del medico di base potrebbe diventare sempre più rara in futuro. Problema affrontato già da tempo dai farmacisti francesi, i quali, per contrastare il fenomeno, sono ricorsi alla telemedicina, dotando le farmacie di computer per teleconsulti con medici di medicina generale e specialisti.

Sul tema della desertificazione medica è intervenuto Marco Bacchini, presidente di Federfarma Verona, il quale sottolinea in una nota che «la situazione dei territori a bassa densità abitativa è sempre più preoccupante dal punto di vista dell’assistenza medica», rimarcando «la carenza di ambulatori medici sempre più significativa da otto anni». «L’assistenza territoriale – spiega il dirigente – deve garantire la reale accessibilità del cittadino alle cure, la continuità e l’uniformità assistenziale su tutto il territorio regionale, ma purtroppo siamo spesso portati a constatare come questo a volte non sia così scontato». Ciò considerato che «la concentrazione dei medici di medicina generale in alcune realtà non ha portato ad un miglioramento di servizio e assistenza per il cittadino dei territori isolati e montani», portando alla «chiusura degli ambulatori nei piccoli centri abitati ha tolto una presenza di riferimento».

Secondo Bacchini servono quindi «aiuti concreti da parte delle pubbliche amministrazioni locali», tra cui «affitti calmierati», ma anche «locali in comodato d’uso ai medici», al fine di «garantire la sinergia professionale medico/farmacia e rafforzare la tutela della salute pubblica». Tutto ciò nell’ottica di «mantenere viva nelle piccole realtà una presenza importante e qualificata come la farmacia quale presidio socio sanitario in stretto binomio con il medico di medicina generale che deve essere anch’egli posto nelle condizioni di svolgere la sua attività, ma anche di poter concretizzare le aspettative del SSN alcune delle quali riportate anche nel nuovo piano socio regionale».

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