CittadinanzattivaPiù di due anni (oltre 700 giorni): questo è quanto mediatamente deve attendere un cittadino italiano per accedere a un farmaco approvato a livello europeo. Un’attesa decisamente troppo lunga che trova giustificazione in una lungaggine “burocratica”, si direbbe tipicamente italiana. Ai 326 giorni che trascorrono in media perché un farmaco approvato dall’Ema sia inserito del prontuario nazionale, si aggiungono dai 217 ai 530 giorni perché l’ente regionale provveda ad inserire lo stesso farmaco nel proprio prontuario, e ulteriori 70 giorni per l’ accesso effettivo da parte dei pazienti.

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Proprio il recente Convegno AIFA ”Farmaci. Diritto di parola”, sull’accesso ai farmaci, tenutosi a Roma l’8 Febbraio, cui hanno preso parte alcune associazioni di cittadini come Cittadinanzattiva – CnAMC, è stata l’occasione per discutere  delle principali criticità e dei maggiori punti di debolezza del settore farmaceutico, così come delle proposte civiche per la promozione e il miglioramento del sistema.

Non solo tempi troppi lunghi, come si diceva. Un ulteriore elemento di criticità è rappresentato infatti dai costi eccessivi, in riferimento a quelli sostenuti dai pazienti per poter accedere a farmaci indispensabili per curare la propria patologia, ma non rimborsati dal SSN. L’osservatorio delle associazioni dei malati cronici aderenti a Cittadinanzattiva, ha fatto una stima, calcolando una media di 1127 euro per i medicinali in fascia C e di 1.297 per i parafarmaci. Tempi e costi già insostenibili cui si aggiungono le limitazioni poste a livello regionale circa l’uso consentito dei farmaci, a far da contraltare a quanto stabilito dall’AIFA e dunque rispetto ad un livello essenziale di assistenza (LEA).

Cittadinanzattiva chiede che il Decreto Balduzzi trovi presto applicazione – esso prevede infatti una riduzione del tempo necessario (sino a un massimo di 180 giorni) per concludere l’iter di approvazione dei farmaci da parte dell’AIFA (che segue quello condotto a livello europeo) –  e di abolire i prontuari terapeutici ospedalieri regionali vincolanti.

Come portare al centro delle politiche farmaceutiche le esigenze dei pazienti e far sì che queste rappresentino veramente della priorità intorno alle quali costituire un sistema efficiente e funzionale? Essenzialmente si tratta di cambiare modello e approccio rispetto ai processi decisionali sui farmaci: la politica dell’ascolto non è più sufficiente. Oggi si rende necessario promuovere una partecipazione attiva e sostanziale delle associazioni di cittadini e di pazienti. In altre parole, nelle decisioni sui farmaci devono poter partecipare (anche) i cittadini.

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