arkopharmaLo stabilimento farmaceutico Cipriani di Ventimiglia, di proprietà del gruppo Arkopharma, non deve chiudere. A chiedere ufficialmente un intervento da parte di parlamento e governo è stata il 19 maggio 2015 la senatrice del partito democratico Donatella Albano, che ha parlato in Aula spiegando che «mentre si stanno manifestando i primi segnali della ripresa economica in Italia – notizia della scorsa settimana – con il Pil che ricomincia a crescere e segna un aumento dello 0,3 per cento, nel Ponente ligure questi segnali tardano ad arrivare. Oltre alla vertenza che riguarda il futuro del pastificio Agnesi di Imperia, recentemente si è appreso che anche lo stabilimento farmaceutico Cipriani Srl si appresta alla chiusura».
La società Cipriani, ha ricordato Albano, fa parte di un gruppo, la Arkopharma appunto, che rappresenta uno dei «leader europei della produzione e distribuzione di medicinali fitoterapici e integratori alimentari». Un’azienda che presenta «bilanci in attivo e mezzi di produzione piuttosto recenti, di soli dieci anni». Ciò nonostante, prosegue la parlamentare, «la dirigenza del gruppo Montagu private equity, proprietario di Arkopharma, ha deciso a luglio 2016 di chiudere lo stabilimento ventimigliese, per spostare la produzione in Francia, nel sito di Carros, nei pressi di Nizza».
Si tratterebbe di un duro colpo per l’area, dal momento che «il territorio ligure, già duramente provato dalla crisi economica e caratterizzato da un tasso di disoccupazione più alto delle altre regioni del Nord Italia, rischia di perdere ulteriori posti di lavoro ad alta specializzazione – ben 63 – in una zona, quale quella del Ponente ligure, dove è stata accertata con l’esito del processo denominato «La svolta» la presenza radicata della criminalità organizzata». Per questo Albano si è rivolta ai senatori: «Sappiamo che la mancanza di occasioni di lavoro e di speranza nel futuro possono spingere le persone a cedere alle offerte del crimine organizzato. Non si tratta qui solo della crisi lavorativa che interessa i dipendenti di uno stabilimento, ma dei segnali che vengono dati ai territori, perché l’Italia deve ripartire tutta, senza lasciare nessuno indietro. Dunque, dobbiamo dare proprio ai territori più duramente colpiti nuovi segnali di speranza per il futuro».

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