Drug Approvals & Reimbursement

Neurofibromi plessiformi, ok dell’Aifa a rimborsabilità di mirdametinib per Nf1

Merck ha annunciato la rimborsabilità da parte del Ssn di Ezmekly (mirdametinib) per i neurofibromi plessiformi non operabili in pazienti con Nf1 dai 2 anni di età.


Merck ha fatto sapere che l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità di Ezmekly (mirdametinib) in monoterapia per il trattamento dei neurofibromi plessiformi sintomatici e non operabili in pazienti pediatrici e adulti affetti da neurofibromatosi di tipo 1, a partire dai 2 anni di età. La decisione, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2026, ha reso il farmaco disponibile a carico del Servizio sanitario nazionale per i pazienti italiani che rispondono ai criteri di eleggibilità.

Meccanismo d’azione e risultati dello studio Reneu

Mirdametinib agisce come inibitore selettivo e non competitivo delle proteine chinasi attivate da mitogeni 1 e 2, note come Mek 1/2, e blocca la proliferazione delle cellule tumorali in cui risulta attivata la via di segnalazione Raf-Mek-Erk. Il farmaco è disponibile in capsule rigide e in compresse dispersibili, per favorire l’assunzione da parte di pazienti con difficoltà di deglutizione, inclusi bambini piccoli e adulti con disfagia. La rimborsabilità si basa sui risultati dello studio multicentrico di Fase 2b Reneu, condotto su 114 pazienti pediatrici e adulti con neurofibromi plessiformi sintomatici e non operabili associati a Nf1, i cui esiti sono stati pubblicati sul Journal of clinical oncology.

Tasso di risposta negli adulti e nei pazienti pediatrici

Lo studio ha raggiunto l’endpoint primario, con tasso di risposta obiettiva del 41% negli adulti e del 52% nei pazienti pediatrici, accompagnato da riduzioni del volume tumorale superiori al 50% in entrambe le popolazioni, con conseguente diminuzione del dolore e dei deficit funzionali associati alla patologia. Dopo quattro anni di trattamento, il tasso di risposta obiettiva è salito fino al 47% negli adulti e al 55% nei bambini, mentre le risposte profonde hanno raggiunto rispettivamente il 70% e il 65% dei casi, gli effetti avversi correlati al trattamento sono diminuiti dopo il primo anno di terapia.

Quadro clinico della neurofibromatosi di tipo 1

Nota anche come sindrome di predisposizione ai tumori, la neurofibromatosi di tipo 1 comporta per i pazienti un rischio doppio rispetto alla popolazione generale di sviluppare neoplasie nel corso della vita, con manifestazione media intorno ai 39 anni. Tra il 30% e il 50% delle persone con Nf1 sviluppa nel tempo neurofibromi plessiformi, tumori che si formano lungo le guaine dei nervi periferici e che causano dolore cronico nel 77% dei pazienti, oltre a deturpazione e limitazioni funzionali con un impatto sulla qualità della vita, quando l’intervento chirurgico non è praticabile la gestione risulta particolarmente complessa, e anche dopo la resezione si registrano tassi di ricrescita pari al 20% in caso di resezione completa e fino al 68% in caso di resezione parziale. Fino all’approvazione della rimborsabilità di mirdametinib, le opzioni terapeutiche per i pazienti adulti con Nf1 erano limitate e non specifiche.

«Traguardo importante per le persone con neurofibromatosi di tipo 1 e per le loro famiglie»

Ramón Palou de Comasema, presidente e amministratore delegato Healthcare di Merck Italia, ha spiegato che «l’approvazione della rimborsabilità di mirdametinib rappresenta un traguardo importante per le persone con neurofibromatosi di tipo 1 e per le loro famiglie, e siamo orgogliosi di poter mettere a disposizione dei pazienti adulti e pediatrici una nuova opzione terapeutica che possa fare fronte ai loro bisogni clinici. Questa approvazione segna una pietra miliare con cui Merck inizia il proprio percorso nell’area delle malattie rare: un ambito in cui possiamo portare risposte concrete con i nostri farmaci e dove intendiamo fare la differenza al fianco di clinici, pazienti e del sistema sanitario, promuovendo servizi a supporto della qualità della vita ed iniziative che favoriscano l’adozione di approcci sempre più “umano-centrici” alle cure, a tutela di chi convive con una condizione rara».

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