Clinical Trials & Research

Tumore prostata ad alto rischio: i dati aggiornati del sottostudio di Fase 3 Proteus

Sono stati presentati i risultati aggiornati del sottostudio di Fase 3 Proteus sull’associazione tra apalutamide e terapia di deprivazione androgenica nel tumore alla prostata ad alto rischio.


Presentati al congresso della European society of medical oncology il 24 ottobre 2026 a Madrid, i risultati aggiornati del sottostudio di Fase 3 Proteus hanno indicato che l’associazione tra apalutamide e terapia di deprivazione androgenica, somministrata per sei mesi prima e dopo l’intervento chirurgico, è associata alla riduzione del 62 per cento del rischio di recidiva della malattia o di morte rispetto alla sola prostatectomia radicale in pazienti con carcinoma prostatico ad alto rischio localizzato o localmente avanzato.

Approcci terapeutici nelle fasi precoci della malattia

Lo studio, condotto da Alberto Briganti e colleghi, ha coinvolto 408 pazienti con nuova diagnosi di tumore non metastatico ad alto rischio, candidabili sia alla chirurgia sia alla terapia sistemica. L’endpoint primario era la sopravvivenza libera da eventi, definita come il tempo fino a fallimento biochimico, recidiva locale o regionale, metastasi a distanza o morte. Come riportato, l’iniziativa risponde alla necessità di individuare approcci terapeutici più efficaci nelle fasi precoci della malattia, dal momento che quasi la metà dei pazienti sottoposti a sola chirurgia va incontro a recidiva e necessita di trattamenti aggiuntivi.

Dati clinici e conseguenze per la pratica terapeutica

Al follow-up mediano di 37,8 mesi, il regime con apalutamide più terapia ormonale ha mostrato hazard ratio di 0,38 per la sopravvivenza libera da eventi, con la mediana non raggiunta nel braccio sperimentale contro 19,1 mesi nel braccio chirurgico. A tre anni, il 63 per cento dei pazienti trattati con apalutamide è rimasto libero da eventi, contro il 41,4 per cento dei pazienti sottoposti alla sola chirurgia. Per la sopravvivenza libera da metastasi, l’associazione ha mostrato un rischio inferiore del 51 per cento di metastasi a distanza o decesso, con significatività nominale.

Profilo di sicurezza confrontato con lo studio principale Proteus

Sul piano esplorativo, il tempo alla prima terapia successiva è risultato ridotto del 71 per cento, con il 64,6 per cento dei pazienti trattati con apalutamide libero da trattamenti ulteriori a tre anni, rispetto al 32 per cento del gruppo di confronto. Il profilo di sicurezza è risultato coerente con lo studio principale Proteus: eventi avversi di grado 3 o 4 si sono verificati nel 31 per cento dei pazienti trattati con apalutamide e nel 22 per cento dei pazienti operati senza terapia aggiuntiva, senza decessi correlati al trattamento in nessuno dei due bracci. Gli eventi avversi più frequenti riportati con apalutamide sono state vampate di calore, nel 64 per cento dei casi, e incontinenza urinaria, nel 63 per cento dei casi.

Più dettagli sullo studio Proteus e prossimi sviluppi

Il sottostudio Proteus è uno studio randomizzato in aperto che ha confrontato il trattamento perioperatorio con apalutamide più terapia di deprivazione androgenica rispetto alla sola prostatectomia radicale con linfoadenectomia pelvica. I pazienti assegnati al braccio sperimentale hanno ricevuto sei cicli da 28 giorni prima dell’intervento e sei cicli dopo, con apalutamide somministrato per via orale alla dose di 240 milligrammi al giorno. I risultati si basano sui dati primari dello studio Proteus già presentati alla sessione plenaria del congresso Asco 2026 e il relativo manoscritto è stato accettato da European Urology.

Precedente approvazione e studio di Fase 3 in corso

Apalutamide è già approvata dalla Commissione europea per il trattamento del carcinoma prostatico resistente alla castrazione non metastatico ad alto rischio di progressione e per il carcinoma prostatico metastatico ormono-sensibile in combinazione con la terapia di deprivazione androgenica. È in corso lo studio di Fase 3 Atlas, che valuta apalutamide in combinazione con la radioterapia in pazienti con tumore della prostata localizzato ad alto rischio o localmente avanzato, mentre per lo studio Proteus è previsto un ulteriore follow-up finalizzato a valutare la sopravvivenza globale.

«Alzare le aspettative su ciò che il trattamento può ottenere»

Henar Hevia, Ph.D., emea therapeutic area head, oncology di Johnson & Johnson, ha sottolineato che «i pazienti con tumore della prostata ad alto rischio meritano le migliori terapie affinché possano rimanere liberi dalla malattia a lungo termine. I risultati dello studio Proteus sottolineano quanto sia importante continuare a sfidare i limiti di ciò che è possibile ottenere per i pazienti che affrontano un alto rischio di recidiva. Vogliamo continuare ad alzare le aspettative su ciò che il trattamento può ottenere, affinché un numero sempre maggiore di pazienti possa guardare al futuro con maggiore fiducia».

«Potenziale di un trattamento precoce del carcinoma prostatico ad alto rischio»

Per Yusri Elsayed, M.D., M. H. Sc., Ph.D., global therapeutic area head, oncology di Johnson & Johnson, «lo studio Proteus ha dimostrato il potenziale di un trattamento precoce del carcinoma prostatico ad alto rischio grazie all’utilizzo di apalutamide in associazione alla terapia di deprivazione androgenica. Abbiamo progettato questo sottostudio per approfondire tali evidenze, valutando tale regime terapeutico rispetto alla sola chirurgia. Questi risultati forniscono ulteriori importanti indicazioni su ciò che tale approccio potrebbe significare per i pazienti e rafforzano le ragioni per cui continuiamo a studiare modalità per migliorare gli esiti nelle fasi iniziali del decorso della malattia».

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