Apalutamide nello studio Proteus: risultati nel tumore prostatico localizzato
All’Asco 2026 sono stati presentati i dati dello studio Proteus relativo ad apalutamide nei pazienti ad alto rischio trattati con la combinazione prima e dopo l’intervento.
I risultati finali dello studio Proteus di Fase 3 sono stati illustrati nel corso del congresso annuale dell’American society of clinical oncology (Asco) 2026. La ricerca ha valutato l’efficacia di apalutamide, un inibitore del recettore degli androgeni sviluppato da Johnson & Johnson, somministrato in combinazione con la terapia di deprivazione androgenica (Adt) per un periodo di sei mesi prima e dopo l’intervento di prostatectomia radicale. Il confronto è stato effettuato rispetto a un gruppo di controllo trattato con placebo e Adt.
Forma di carcinoma prostatico localizzato ad alto rischio o localmente avanzato
I pazienti arruolati presentavano una forma di carcinoma prostatico localizzato ad alto rischio o localmente avanzato. Lo studio ha raggiunto entrambi gli endpoint primari, dimostrando un miglioramento significativo negli esiti clinici a breve e lungo termine. In particolare, la probabilità di osservare residui tumorali minimi o assenti al momento della chirurgia è risultata nove volte superiore nel gruppo trattato con la combinazione, con un tasso di risposta patologica completa pari all’8,9% contro l’1% del braccio placebo. È stata registrata una riduzione del 20% del rischio di sviluppare metastasi o di decesso, con un hazard ratio di 0,80.
Riduzione del rischio di progressione e metastasi
Lo studio ha prodotto risultati statisticamente significativi anche per diversi endpoint secondari. I pazienti trattati con apalutamide e Adt hanno registrato un intervallo libero da terapia aggiuntiva superiore a sei anni, rispetto ai circa tre anni e mezzo del gruppo placebo. È stato inoltre osservato un miglioramento nella sopravvivenza libera da eventi, con una riduzione del 29% del rischio di recidiva o morte, e un prolungamento del tempo alla comparsa di metastasi a distanza. I dati sono stati pubblicati contestualmente su The New England Journal of Medicine. Lo studio ha coinvolto circa 2.100 pazienti e ha richiesto un follow-up mediano di 61,7 mesi per la valutazione degli esiti.
Profilo di sicurezza e implicazioni cliniche
Il profilo di sicurezza emerso dallo studio Proteus è risultato coerente con quello osservato nelle precedenti sperimentazioni su apalutamide. Gli eventi avversi più frequenti nel gruppo trattato con la combinazione hanno incluso rash cutaneo, prurito e vampate di calore. Eventi avversi di grado 3 o 4 si sono verificati nel 39,6% dei pazienti trattati con apalutamide e Adt, rispetto al 31,0% del gruppo placebo. L’interruzione del trattamento per eventi avversi è stata registrata nel 7,4% dei casi contro il 2,7% del braccio di controllo. I tassi di mortalità sono risultati complessivamente simili tra i due gruppi, sebbene le cause di decesso siano state differenti: nel gruppo apalutamide i decessi sono stati prevalentemente non correlati al tumore prostatico, mentre nel gruppo placebo erano più spesso associati alla progressione della malattia.
Tumore della prostata neoplasia più diagnosticata tra gli uomini
Attualmente apalutamide è approvato dalle autorità regolatorie solo per il carcinoma prostatico avanzato, nelle forme non metastatiche resistenti alla castrazione e in quelle metastatiche sensibili agli ormoni. La combinazione con Adt in ambito perioperatorio non ha ancora ricevuto l’approvazione regolatoria. Sono in corso ulteriori analisi comparative con gli standard terapeutici attuali, inclusa la sola chirurgia. Un altro studio di Fase 3, denominato Atlas, sta valutando l’uso di apalutamide in combinazione con la radioterapia in pazienti con carcinoma prostatico localizzato ad alto rischio. In Europa, il tumore della prostata resta la neoplasia più diagnosticata tra gli uomini, con circa 473mila nuovi casi nel 2022 e una quota stimata del 15% di forme ad alto rischio al momento della diagnosi.
Percorso terapeutico per il tumore della prostata
Henar Hevia, Ph.D., Senior Director, Emea Therapeutic Area Head, Oncology, Johnson & Johnson, ha evidenziato che «i dati dello studio Proteus riflettono l’impegno di Johnson & Johnson nel migliorare gli esiti clinici dei pazienti in tutte le fasi del percorso terapeutico per il tumore della prostata. La nostra ambizione è quella di continuare a portare avanti lo sviluppo di terapie per le prime linee di trattamento, dove è maggiormente possibile modificare il decorso della malattia», commenta «Integrando la chirurgia con approcci sistemici innovativi, come apalutamide in associazione con Adt, contribuiamo a promuovere una strategia terapeutica più proattiva, adattata alle diverse esigenze dei pazienti e volta, in ultima analisi, a garantire risultati più duraturi».
Profilo distintivo di apalutamide
Secondo Yusri Elsayed, M.D., M.H.Sc., Ph.D., Global Therapeutic Area Head, Oncology, Johnson & Johnson, «questi risultati indicano una nuova potenziale strategia terapeutica per i pazienti con carcinoma prostatico localizzato o localmente avanzato ad alto rischio. Stiamo ora osservando l’impatto di apalutamide quando somministrato in fase precoce, in combinazione con la chirurgia. A oggi, è la prima terapia della sua classe a dimostrare benefici in questo setting, rafforzando il profilo distintivo di apalutamide e la necessità di andare oltre un approccio basato esclusivamente sulla chirurgia, per consentire un trattamento più precoce e migliorare gli esiti a lungo termine».