Healthcare Policies & Regulations

Diabete di tipo 2, bisogni ancora insoddisfatti in Europa e Italia

Un secolo di innovazione terapeutica non ha colmato ritardi diagnostici, inerzia clinica e disuguaglianze di accesso alle cure nell’approccio al diabete di tipo 2.


Il diabete di tipo 2 continua ad essere un problema di sanità pubblica in crescita in Europa e in Italia, nonostante decenni di progressi nella ricerca farmacologica. Secondo le stime della regione Europa dell’International diabetes federation relative al 2024, 65,6 milioni di adulti convivono con la patologia e il 33,6 per cento di essi, circa 22 milioni di persone, non ne è consapevole. Nella sola Unione europea la prevalenza del diabete è cresciuta del 22 per cento tra il 2012 e il 2022 ed è raddoppiata rispetto al 1990, raggiungendo il 7,8 per cento della popolazione, come riportato dalla Commissione europea nel Piano per la salute cardiovascolare pubblicato il 16 dicembre 2025. Il documento ha collocato diabete e obesità tra i principali fattori di rischio insieme alle malattie cardiovascolari e ha fissato obiettivi al 2035, con l’introduzione di strumenti previsti per il 2026 e il 2027, a conferma che la questione non riguarda più solo la disponibilità di terapie efficaci, ma la capacità dei sistemi sanitari di tradurle in risultati concreti per i pazienti.

Inerzia terapeutica e scarsa aderenza spiegano gran parte del divario

L’entità del divario tra conoscenza clinica e pratica quotidiana emerge da una metanalisi che ha aggregato dati di 63 studi e oltre 1,6 milioni di persone con diabete di tipo 2: il 44 per cento raggiunge il target glicemico, il 41 per cento quello pressorio, il 47 per cento quello lipidico, ma soltanto il 12 per cento centra tutti e tre gli obiettivi contemporaneamente. La stessa analisi non ha riscontrato miglioramenti significativi nel controllo glicemico in Europa e Nord America tra il 1997 e il 2023. Francesco Giorgino, presidente della European association for the study of diabetes e docente di endocrinologia all’Università di Bari Aldo Moro, ha contribuito a un’analisi pubblicata su Diabetologia che ha individuato nell’organizzazione dei sistemi sanitari, più che nella disponibilità di farmaci, il principale ostacolo al raggiungimento dei target terapeutici.

Controllo precoce di glicemia, peso corporeo, pressione arteriosa e lipidi

Un consenso tra 17 specialisti italiani tra cardiologi, diabetologi, endocrinologi e internisti ha raggiunto l’unanimità nel ritenere necessario il controllo precoce e simultaneo di glicemia, peso corporeo, pressione arteriosa e lipidi, e ha riconosciuto che il risultato è conseguito in non più del 30 per cento dei pazienti seguiti, oltre al fatto che la gestione in Italia resta prevalentemente centrata sulla sola glicemia. A livello nazionale, un audit diabetologico inglese ha attribuito il raggiungimento di tutti e tre i target al 45,2 per cento dei pazienti monitorati, la società tedesca per il diabete ha collegato il 16 per cento dei decessi nazionali alla patologia, mentre in Francia la Corte dei conti ha ritenuto insoddisfacenti gli indicatori di presa in carico precoce, e ha rilevato che quasi il 30 per cento dei pazienti presi in carico nel 2021 presentava già la malattia in fase avanzata.

Costo sociale annuo del diabete di tipo 2 in Italia è stimato in circa 20 miliardi di euro

Il costo complessivo delle malattie cardiovascolari per l’Unione europea ha superato i 282 miliardi di euro l’anno, di cui circa 47 miliardi derivanti dalla perdita di produttività, con 256 milioni di giornate lavorative perse nel solo 2021 e 1,3 milioni di anni di lavoro sottratti dalle morti premature, stando ai dati riportati nel Piano europeo. In Italia il costo sociale annuo del diabete di tipo 2 è stimato in circa 20 miliardi di euro, di cui circa il 90 per cento generato dalle complicanze e meno del 9 per cento attribuibile ai farmaci ipoglicemizzanti. In Spagna, secondo la Sociedad española de diabetes, un paziente ben controllato costa al sistema sanitario circa 883 euro l’anno, contro fino a 2.133 euro per uno scarsamente controllato.

Farmaci autorizzati centralmente ma fermi a livello nazionale

Come se non bastasse, agli squilibri sopra indicati si aggiunge il nodo dell’accesso: per i farmaci autorizzati a livello centrale nell’Unione europea, tra il 2021 e il 2024, il tempo mediano tra autorizzazione e disponibilità per i pazienti è stato di 532 giorni, con l’intervallo che va da 56 a 1.201 giorni a seconda del Paese. Le disuguaglianze si manifestano anche sul piano sociale: la sorveglianza Passi dell’Istituto superiore di sanità (Iss) ha registrato prevalenza di diabete autoriferito nettamente più alta tra le persone con titolo di studio basso rispetto ai laureati. Sul fronte della prevenzione, la Commissione europea ha sottolineato che quasi l’80 per cento delle malattie cardiovascolari sarebbe evitabile, a fronte della spesa sanitaria destinata alla prevenzione che si attesta su circa il 3 per cento del totale.

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