Salute cardiometabolica: l’Europa deve accelerare, dialogo a Milano
Lilly ha riunito a Milano istituzioni e scienziati per tradurre innovazione in prevenzione, diagnosi precoce e accesso. Ricks (Chair e Ceo di Eli Lilly and Company): «Europa non può permettersi di restare ferma».
Il 29 settembre 2026, a Milano, Lilly ha promosso “State of Health – The Milan Dialogue”, evento in occasione dell’annual meeting 2026 dell’European association for the study of diabetes (Easd). L’iniziativa ha riunito rappresentanti istituzionali, scientifici, di associazioni di pazienti ed economisti sanitari per individuare barriere comuni e condizioni per tradurre più efficacemente il progresso scientifico in migliori risultati di salute per le patologie cardiometaboliche. Tra i partecipanti, il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, l’ex presidente del Consiglio ed ex commissario europeo Paolo Gentiloni, la professoressa Chantal Mathieu, chair dell’European Diabetes Forum, il professor Francesco Giorgino, presidente dell’Easd, Tadej Battelino, regional chair di Idf Europe, e Dave Ricks, chair e ceo di Eli Lilly. Il dialogo ha ricevuto il patrocinio di Idf Europe. Il punto di partenza è stato il documento “The missing chapter – Cardiometabolic Health and the Economics of Acting Earlier in Europe”, che ha fornito la base per la discussione sulle disomogeneità nella capacità di identificare precocemente il rischio, garantire una presa in carico continuativa e assicurare un accesso tempestivo all’innovazione.
Costi, diagnosi ritardata e accesso disomogeneo: le sfide europee
Secondo i dati presentati durante il dialogo, le sole malattie cardiovascolari costano all’Unione europea oltre 282 miliardi di euro all’anno, di cui circa 47 miliardi legati alla perdita di produttività. Nel 2021, malattia e disabilità hanno causato la perdita di 256 milioni di giornate lavorative, e le morti premature sono state associate a 1,3 milioni di anni di lavoro persi. Sul fronte della diagnosi, nella regione europea dell’International diabetes federation nel 2024 circa 65,6 milioni di adulti vivevano con il diabete, ma il 33,6 per cento, pari a circa 22 milioni di persone, non era consapevole della propria condizione.
Accesso ai medicinali: autorizzazione alla disponibilità per i pazienti di 532 giorni
Per quanto riguarda l’accesso, per i medicinali autorizzati centralmente nell’Unione tra il 2021 e il 2024 il tempo mediano dall’autorizzazione alla disponibilità per i pazienti è stato di 532 giorni, con un’escursione compresa tra 56 e 1.201 giorni nei diversi Stati membri. Inoltre, solo sei Paesi europei monitorano sistematicamente gli outcome cardiovascolari attraverso le cartelle cliniche elettroniche, e la maggior parte non dispone di registri nazionali completi per malattie cardiovascolari e diabete. Il dialogo ha evidenziato come una parte rilevante del peso economico delle patologie cardiometaboliche derivi dalle complicanze e come molti costi ricadano al di fuori dei bilanci sanitari, su famiglie, lavoro e sistemi di protezione sociale. È emerso che il Piano europeo per la salute cardiovascolare colloca le patologie all’interno della riflessione sulla resilienza e competitività dell’Unione, spostando la prospettiva dalla salute come spesa alla salute come investimento.
Appello per standard condivisi e accesso equo
Dai dieci tavoli di lavoro è emerso un messaggio comune: l’Europa conosce la portata della sfida ma deve dotarsi di strumenti di misurazione condivisi, percorsi adeguatamente finanziati e responsabilità chiaramente definite per trasformare le evidenze in azione. I partecipanti hanno ribadito la necessità di una governance più solida per la prevenzione, con benchmark europei comparabili e risorse dedicate, lasciando ai singoli sistemi nazionali l’attuazione. Per la diagnosi precoce, è stato rilevato che intercettare prima le persone a rischio produce valore solo se alla diagnosi segue un percorso di presa in carico finanziato e in grado di garantire continuità nel follow-up. Sull’accesso tempestivo ed equo, pur con valutazioni diverse sul momento delle principali barriere, i partecipanti hanno concordato sulla necessità di misurare l’accesso attraverso outcome comparabili, valorizzando i costi evitati e adottando una prospettiva che tenga conto dell’impatto sulla società. È emersa anche un’apertura condizionata verso la definizione di un metodo europeo condiviso per misurare il costo del ritardo nell’accesso.
Adottare rapidamente e su larga scala interventi di comprovata efficacia
Dave Ricks, Chair e Ceo di Eli Lilly and Company, che ha dichiarato che «prevenire le patologie cardiometaboliche su larga scala è oggi possibile e l’Europa non può permettersi di restare ferma. Oggi disponiamo delle terapie e delle evidenze scientifiche necessarie, ma non ancora di sistemi e risorse adeguati a tradurle pienamente nella pratica. Sul fronte della prevenzione, l’Europa può contare su un vantaggio ancora poco sfruttato: sistemi sanitari in grado di adottare rapidamente e su larga scala interventi di comprovata efficacia».
«Riequilibrare priorità e risorse»
Per Ricks è dunque «necessario riequilibrare priorità e risorse. Destinare alla prevenzione appena tre centesimi per ogni euro speso in sanità non è sufficiente, mentre i nostri sistemi sono ancora prevalentemente orientati alla gestione dell’assistenza acuta e in presenza, piuttosto che alla tutela continuativa della salute su larga scala. Il confronto di questa sera rappresenta un punto di partenza, non un punto di arrivo. Cogliere pienamente l’opportunità offerta dalla prevenzione cardiometabolica su scala di popolazione significa rafforzare i sistemi sanitari europei, la sostenibilità dei conti pubblici nel lungo periodo e la competitività dell’Europa».