Divario di genere nella salute, i dati presentati da Lilly
A Sesto Fiorentino l’evento Lilly per i 150 anni dell’azienda, con l’analisi su accesso alle cure, prevenzione e salute mentale.
Lilly Italia ha promosso a Sesto Fiorentino, in provincia di Firenze, l’evento “Salute che include. Dalle differenze di genere, nuove prospettive per la salute di tutti”, realizzato in occasione del 150esimo anniversario dell’azienda e con la supervisione scientifica di Un Women. All’incontro sono stati presentati i risultati di un’analisi condotta da Iqvia, secondo cui le differenze di genere incidono in modo rilevante sul modo in cui uomini e donne vivono la salute, sull’accesso ai servizi sanitari, sui comportamenti di prevenzione e sulla continuità delle cure. Tra i dati, il 41% delle donne dichiara di aver rinunciato a cure per motivi economici, contro il 30% degli uomini, mentre solo il 28% delle donne dispone di copertura assicurativa sanitaria privata o aziendale, a fronte del 40% degli uomini. Secondo l’analisi, solo il 39% delle donne italiane riesce a gestire in modo attivo e continuativo la propria salute nella quotidianità.
Ragioni del divario tra consapevolezza e salute femminile
L’analisi, presentata da Isabella Cecchini, direttrice primary market research e responsabile Centro Studi Iqvia, ha evidenziato poi come la salute venga oggi percepita in modo sempre più ampio, come equilibrio tra dimensione fisica, mentale e relazionale, pur in presenza di divari nei comportamenti di prevenzione, nell’accesso alle cure e nella gestione della cronicità. Emergono differenze marcate tra uomini e donne nella percezione della salute, nei livelli di coinvolgimento e nella capacità di attivarsi concretamente nei percorsi di cura, elementi che a suo avviso richiedono una lettura dei trend sanitari non solo clinica, ma anche culturale e sociale, utile a orientare politiche e modelli di intervento più equi. I dati mostrano inoltre che il 32% della popolazione ha rinunciato almeno una volta a visite o accertamenti, con motivazioni economiche prevalenti tra le donne e logistico-organizzative tra gli uomini.
Stress e stati ansioso-depressivi
Sul fronte della salute mentale, le donne riportano livelli di stress e stati ansioso-depressivi circa doppi rispetto agli uomini, ma il 15% dichiara di aver rinunciato a percorsi di sostegno psicologico per i costi troppo elevati, con un ricorso allo psicologo che scende dal 55% tra le under 35 al 23% tra le over 60. Nel rapporto con l’informazione sanitaria, il medico resta il principale riferimento per entrambi i generi, mentre il farmacista mantiene un ruolo soprattutto nella rete informativa più ampia utilizzata dalle donne, con anche le associazioni di pazienti.
Priorità indicate dall’analisi per il sistema salute
L’indagine ha individuato tra le priorità per la salute femminile la riduzione delle barriere economiche all’accesso alle cure, una migliore conciliazione tra tempi di vita, lavoro e cura, un ampliamento dell’accesso ai servizi di prevenzione e di presa in carico della cronicità, con una valorizzazione dei presidi di prossimità come la medicina territoriale e la Farmacia dei servizi, oltre al rafforzamento delle campagne di screening, indicate come particolarmente efficaci nel coinvolgere le donne meno attive sul fronte della prevenzione.
Donne costrette a rinunciare sia alle cure fisiche sia al supporto psicologico
Darya Majidi, presidente di Un Women Italy, ha osservato che «i dati confermano che le donne dimostrano un’elevata attenzione alla salute e una forte propensione alla prevenzione, ma questa consapevolezza si scontra quotidianamente con ostacoli concreti. Vincoli economici, carichi lavorativi e familiari, difficoltà organizzative e mancanza di tempo limitano la possibilità di prendersi cura di sé in modo continuativo. È significativo osservare come molte donne siano costrette a rinunciare sia alle cure fisiche sia al supporto psicologico, principalmente a causa dei costi, nonostante ne riconoscano l’importanza. Queste rinunce non sono il risultato di scelte individuali, ma il riflesso di un sistema che deve essere ripensato per tutelare e sostenere le donne. Investire in politiche, servizi e modelli organizzativi che permettano alle donne di prendersi cura della propria salute significa migliorare non solo la salute delle donne, ma quella del Paese nel suo complesso».
«Rendere la salute inclusiva significa partire da casa»
Manuela Schumann, vice president hr & site services di Lilly Italy Hub, ha sottolineato che «rendere la salute inclusiva significa partire da casa: garantire coperture sanitarie, promuovere la prevenzione sul luogo di lavoro e sostenere la genitorialità e il caregiving. Un’azienda che produce medicine deve prendersi cura innanzitutto della salute delle proprie persone, tenendo conto delle diverse esigenze. In Lilly lo facciamo attraverso l’assicurazione sanitaria integrativa, i check-up annuali e gli screening nel nostro campus, oltre a iniziative dedicate alla genitorialità e alla nostra community dei caregiver. Monitoriamo costantemente il nostro approccio per garantirne l’efficacia nel tempo e continueremo a migliorarlo insieme alle nostre persone e ai partner del sistema salute».
Prossimità, perseveranza e tempestività
Secondo Elias Khalil, presidente e amministratore delegato di Lilly Italy Per, rendere la salute realmente inclusiva richiede un impegno di sistema che si fonda su tre principi chiave: prossimità, perseveranza e tempestività. Sono valori che guidano l’impegno di Lilly da 150 anni e che continuano a orientare il nostro modo di fare ricerca e innovazione. Prossimità significa portare le soluzioni terapeutiche dove vivono le persone, riducendo le distanze geografiche, organizzative e di genere che ancora ostacolano l’accesso alle cure. Perseveranza vuol dire continuare a investire nella ricerca anche quando i percorsi sono lunghi e complessi, senza lasciare soli pazienti e famiglie. Tempestività, infine, implica lavorare con tutti gli attori del sistema affinché le innovazioni arrivino ai pazienti nel minor tempo possibile, perché ogni ritardo nell’accesso alle cure rappresenta una forma di esclusione. È su questi pilastri che si fonda il contributo di Lilly allo sviluppo di un sistema sanitario più equo ed efficace».