Clinical Trials & Research

Tamoxifene a basse dosi, dati aggiornati nel tumore al seno

Studio Ieo-Champalimaud su 1.545 pazienti ha fatto il punto sugli eventi mammari dopo intervento per Dcis e lesioni ad alto rischio.


La pubblicazione sul Journal of clinical oncology di un’analisi internazionale coordinata dall’Istituto europeo di oncologia (Ieo) e dalla Champalimaud Foundation di Lisbona ha introdotto ulteriori elementi nella gestione post-chirurgica del carcinoma duttale in situ e delle lesioni mammarie ad alto rischio. Il lavoro ha riguardato l’uso del tamoxifene a basse dosi come trattamento preventivo dopo l’intervento chirurgico, per ridurre recidive e ulteriori. Lo studio è stato firmato come primo autore da Sara Gandini, epidemiologa e biostatistica, direttore dell’unità di Epidemiologia farmacologica e molecolare dell’Istituto europeo di oncologia, e come ultimo autore da Andrea Decensi, oncologo della Fondazione Champalimaud di Lisbona, Portogallo. L’analisi ha riunito i dati individuali di tre studi clinici, per un totale di 1.545 pazienti monitorate per oltre nove anni. La raccolta dei dati è stata condotta dalla divisione di Prevenzione e genetica oncologica Ieo, di cui sono responsabili Bernardo Bonanni e Aliana Guerrieri Gonzaga, in collaborazione con l’Ospedale Galliera di Genova e la Fondazione Champalimaud.

Dati di efficacia e profilo di tollerabilità

Secondo i risultati riportati, il tamoxifene a basse dosi è associato a riduzione significativa degli eventi oncologici mammari. Nell’insieme della popolazione studiata, il trattamento ha dimezzato tali eventi rispetto all’assenza di terapia. Il beneficio è risultato diverso in base allo stato menopausale. Nelle donne in post-menopausa è stata osservata diminuzione del 59% del rischio di recidiva o di ulteriore tumore mammario. Nelle donne in pre-menopausa, il dato più rilevante ha riguardato la riduzione del 55% dei tumori sviluppati nella mammella controlaterale rispetto a quella già operata. Il regime indicato nello studio prevede 5 mg al giorno oppure 10 mg a giorni alterni. L’approccio è stato confrontato con l’impiego tradizionale del tamoxifene a 20 mg al giorno per cinque anni, trattamento la cui efficacia preventiva è nota da tempo ma il cui utilizzo può essere limitato da eventi avversi, tra cui aumento del rischio di tumore dell’endometrio, tromboembolia venosa, vampate, sintomi ginecologici e disturbi sessuali. L’analisi combinata, basata su un follow-up prolungato, indica inoltre che l’effetto protettivo del dosaggio ridotto permane per diversi anni dopo la conclusione della terapia, senza un incremento significativo degli eventi avversi gravi.

Studio che cambia la pratica clinica

Andrea Decensi, direttore del dipartimento Mammella a Lisbona, ha sottolineato che «questi risultati dimostrano in modo definitivo che, nei carcinomi duttali in situ e nelle lesioni mammarie ad alto rischio, la diminuzione della dose della terapia anti-ormonale con tamoxifene permette di mantenere l’efficacia preventiva della dose standard, riducendo però in modo sostanziale gli effetti collaterali. Il tamoxifene a 5 mg al giorno, o a 10 mg a giorni alterni, può oggi essere considerato uno standard di cura preventivo dopo l’intervento chirurgico». Sara Gandini ha spiegato che «il nostro studio cambia realmente la pratica clinica perché elimina le principali incertezze sull’impiego del tamoxifene a basse dosi. Oggi sappiamo con maggiore precisione quali pazienti ne traggono il massimo beneficio e possiamo offrire una terapia preventiva più tollerabile e sostenibile nel lungo periodo».

Strategie di prevenzione sempre più personalizzate

Per Bernardo Bonanni «il prossimo passo sarà valutare strategie di prevenzione sempre più personalizzate nelle donne ad alto rischio, soprattutto nelle pazienti più giovani, che spesso rifiutano il trattamento standard a causa degli effetti collaterali. Una terapia efficace e meglio tollerata potrebbe aumentare significativamente l’adesione alla prevenzione farmacologica. Allo Ieo stiamo estendendo gli studi multicentrici con Tamoxifen a basse dosi alle donne sane ad alto rischio familiaregerminale». Aliana Guerrieri Gonzaga ha evidenziato che «questa ricerca dimostra come la collaborazione tra epidemiologia, biostatistica, oncologia e biologia traslazionale possa generare risultati concreti per migliorare la qualità di vita delle pazienti e l’efficacia delle cure preventive».

Fonte: Gandini S, Guerrieri Gonzaga A, Serrano D et al. Low-Dose Tamoxifen in Noninvasive Breast Neoplasia: Long-Term Results From an Individual-Participant Data Pooled Analysis. J Clinical Oncol, 2026

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