Prescrizioni effettuate da farmacisti«È probabile che, un domani, i farmacisti degli Stati Uniti siano chiamati ad effettuare alcuni tipi di prescrizioni mediche in modo autonomo. Per far sì che tale prevedibile espansione delle loro prerogative possa risultare un successo, è imperativo assicurare la preparazione e il continuo aggiornamento professionale della categoria attraverso standard ad hoc». A spiegarlo è uno studio apparso sulla rivista scientifica americana Annals of Pharmacotherapy. L’analisi, intitolata “A Prescription for Prescribing: Ensuring Continued Pharmacist Preparedness”, è stata curata da un gruppo di ricercatori del Center for Pharmacy Practice Innovation, presso la Virginia Commonwealth University School of Pharmacy. «Riteniamo che la crescente focalizzazione sulla figura del farmacista come professionista parte integrante del percorso di cure possa portare, a termine, a conferire allo stesso la possibilità di selezionare, predisporre, monitorare e modificare le prescrizioni di farmaci anche senza la supervisione del medico», si legge nel testo dello studio. Quest’ultimo ricorda in proposito che alcune esperienze di questo genere sono già state avviate «in alcuni Paesi dell’America del Nord, in Europa e in Oceania». Vengono citati in particolare il Regno Unito e il Canada: in quest’ultimo caso, nella provincia dell’Alberta, i farmacisti possono «adattare» le prescrizioni effettuate dal medico. Il che, in termini concreti, si traduce nella facoltà di «modificare le formulazioni e la posologia, sostituire un farmaco con un altro equivalente ed effettuare prescrizioni ex-novo in caso di emergenze».
«Tuttavia – proseguono gli autori del paper – è necessario in questi casi che i farmacisti rispondano a dei requisiti specifici». Nel Regno Unito, ad esempio, «i professionisti che possono effettuare prescrizioni devono avere alle spalle almeno due anni di esperienza pratica, completata da un training della durata di sei mesi. Inoltre, devono partecipare a dei programmi di aggiornamento professionale e sono sottoposti a audits con cadenza regolare». È per questo che i ricercatori consigliano di seguire una strada analoga anche negli Stati Uniti, basata «su standard in grado di assicurare la preparazione dei farmacisti, la continuità delle loro competenze, una qualità elevata delle cure e l’efficacia delle stesse».

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