Vaccinazioni in farmacia: al summit Fip il ruolo nelle malattie croniche
Il terzo Global Vaccination Summit della Fip ha esaminato l’integrazione tra servizi vaccinali e gestione delle patologie non trasmissibili, tra cui le opportunità e le sfide in Italia.
Il terzo Global Vaccination Summit dell’International pharmaceutical federation (Fip), a L’Aia il 12 e 13 marzo 2026, è stata occasione di confronto tra esperti ed esponenti del settore provenienti da diverse aree geografiche. L’incontro ha dato la possibilità di aprire l’angolo di riflessione passando dall’attenzione iniziale sulla vaccinazione antinfluenzale all’approccio più esteso fondato sulla prevenzione e sulla gestione delle patologie non trasmissibili (Ncd).
Vaccinazione oltre il mero strumento di controllo delle malattie infettive
Tra i temi emersi, anche la necessità a livello globale di rafforzare il ruolo del farmacista come professionista in grado di integrare le vaccinazioni nei percorsi di cura dei pazienti cronici, sfruttando l’accessibilità e la capillarità delle farmacie territoriali. I lavori hanno messo in luce come la vaccinazione vada oltre il mero strumento di controllo delle malattie infettive, può infatti essere usata come strumento di prevenzione di lungo periodo, in particolare per anziani e pazienti con multimorbidità. Il summit ha affrontato le barriere trasversali comuni a molti Paesi, come la frammentazione normativa, l’esclusione dai registri vaccinali e la mancanza di modelli di remunerazione sostenibili.
Complessità clinica del caso italiano
Il report del summit ha dato spazio a una sessione specifica sullo scenario italiano, con l’analisi delle difficoltà legate alla complessità clinica dei pazienti. Come rilevato da Erminia Pietrobono, policy officer legale di Federfarma, il contesto italiano è caratterizzato da popolazione in cui un quarto degli individui ha superato i 65 anni e un terzo di essi abbia più di una condizione cronica simultanea. La gestione dei pazienti è ulteriormente complicata dalla presenza di 20 sistemi sanitari regionali autonomi e dalla limitata interoperabilità tra i sistemi informativi delle farmacie e quelli vaccinali. Ciò nonostante, il quadro normativo ha conosciuto una svolta importante con l’approvazione di due provvedimenti legislativi a dicembre 2025.
I provvedimenti autorizzativi in Italia
La legge 182/2025 ha autorizzato i farmacisti a somministrare tutti i vaccini inclusi nel Piano nazionale di prevenzione vaccinale, compresi i pazienti naïve, e ha introdotto la ricetta elettronica annuale ripetibile per i farmaci della cronicità, creando le condizioni per un contatto sistematico e continuativo con l’assistito. La legge di bilancio 199/2025 ha stanziato 50 milioni di euro annui per i servizi in farmacia, riconoscendo le farmacie come strutture sanitarie erogatrici di Livelli essenziali di assistenza (Lea). L’impianto legislativo, secondo l’analisi, trasforma il rapporto con il paziente cronico da episodico a continuativo, aprendo opportunità anche per la pratica vaccinale in farmacia.
Criticità e raccomandazioni per il percorso italiano
Il report della Fip ha messo in luce alcune criticità specifiche per l’Italia, ovvero l’ampia discrezionalità riconosciuta alle regioni nella allocazione dei fondi, la quale rischia di generare disuguaglianze territoriali nell’accesso ai servizi vaccinali in farmacia. Poi, con riferimento all’infrastruttura per la condivisione dei dati, pur essendo prevista dalla legge, non risulta ancora pienamente operativa: l’interoperabilità regionale, teoricamente attesa per l’aprile 2026, non è stata ancora completata. A ciò si aggiunge l’assenza di dati forniti dalle autorità pubbliche sull’attività vaccinale dei farmacisti, cosa che limita la possibilità di monitoraggio e valutazione dell’impatto.
Rafforzare l’evidenza scientifica sui risultati delle vaccinazioni erogate in farmacia
Il summit ha indicato una serie di raccomandazioni per superare le barriere, tra cui la necessità di rafforzare l’evidenza scientifica sui risultati delle vaccinazioni erogate in farmacia, di sviluppare strumenti per la gestione dei dati e di promuovere modelli di rimborso che favoriscano equità sull’intero territorio nazionale. Il report ha confermato come il modello italiano, pur con i suoi limiti, abbia un’architettura legislativa e finanziaria strutturata, con l’autorizzazione permanente, finanziamento certo e status giuridico di struttura sanitaria, dando le basi per un’integrazione sistematica della vaccinazione nella cura del paziente cronico.