Nel mese di luglio del 2018, la parlamentare europea Lieve Wierinck aveva depositato un’interrogazione scritta nella quale aveva sottolineato che «sebbene la vendita online di medicinali con obbligo di prescrizione sia disciplinata dalla direttiva europea 2001/83/EC, la legislazione in materia di classificazione dei farmaci e sulle stesse prescrizioni mediche varia tra i diversi Stati membri dell’Ue».
In particolare, l’eurodeputata aveva evidenziato l’esistenza in Europa di due visioni divergenti: «La prima è quella di matrice scandinava, secondo la quale la vendita su Internet dovrebbe essere possibile a condizione che le farmacie online non effettuino attività commerciali anche in altri Paesi membri. La seconda, condivisa da molte nazioni, alle quali di recente si è aggiunta anche la Germania, ritiene che le cessioni online di medicinali non debbano essere consentite se essi sono soggetti a prescrizione medica nello Stato di destinazione». Una situazione foriera di «timori in merito alla salute e alla sicurezza dei pazienti, ma anche per quanto riguarda la salvaguardia di una concorrenza sana tra le farmacie territoriali e quelle online». Wierinck si era quindi rivolta alla Commissione europea, chiedendo se essa si stesse o meno «interessando all’eventualità di introdurre un sistema, uniforme a livello europeo, che consenta l’autenticazione delle prescrizioni elettroniche».
A rispondere all’interrogazione è stato il commissario europeo per la Salute e la Politica dei consumatori Vytenis Povilas Andriukaitis, che ha ricordato come l’organismo esecutivo dell’Ue abbia già «introdotto una disciplina più stringente della vendita online di farmaci, nel 2011, al fine di fronteggiare le preoccupazioni legate all’incremento di farmaci falsi sul mercato. Ciò include un logo europeo per le farmacie online, l’imposizione di un’autorizzazione alle stesse concessa dalle autorità degli Stati membri. Al contempo, questi ultimi possono mantenere il divieto di vendita su Internet di medicinali soggetti a prescrizione medica». Andriukaitis ha quindi aggiunto che «la Commissione e gli Stati membri hanno lavorato assieme negli ultimi anni al fine di arrivare a condividere dati e alimentare una eHealth Digital Service Infrastructure, che consentirà lo scambio di informazioni tra 22 Paesi entro il 2020». Ciò permetterà ai pazienti di accedere a «dati medici a livello transfrontaliero» e ai sistemi sanitari «di aumentare le sinergie su larga scala».

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