Lo scorso marzo FarmaciaVirtuale.it ha pubblicato la lettera di un farmacista collaboratore in cui palesava in che modo la categoria può essere a suo avviso utile di fronte al coronavirus e a quali condizioni. La missiva certamente non è passata inosservata. Tra i lettori sensibili alla problematica, Luigi Schlich, farmacista cagliaritano, che in una lettera aperta ha indicato le proprie opinioni in materia.

[Ti interessa ciò che stai leggendo? Iscriviti qui alla newsletter di FarmaciaVirtuale.it per ricevere articoli come questo (e molto altro) direttamente alla tua casella di posta elettronica]

«Leggo con molto interesse la bella lettera del farmacista collaboratore – scrive Schlich – che è giustamente preoccupato di come si sta evolvendo la situazione riguardante l’operatività delle farmacie durante questo periodo di emergenza sanitaria». Per questo motivo, prosegue Schlich, «condivido con lui le preoccupazioni ed anche la critica sull’apertura al pubblico delle farmacie». Il farmacista rileva in proposito che «qui in Sardegna non abbiamo vere e proprie zone rosse e perciò con le opportune cautele il servizio a battenti aperti è possibile quasi dappertutto, in altre zone invece la situazione è a dir poco drammatica ed è quindi necessario il servizio a battenti chiusi».

Tuttavia, evidenzia Schlich, «credo che sarebbe giusto che ogni singola farmacia possa responsabilmente e liberamente decidere le modalità del servizio ,posto che tale servizio è fondamentale per l’assistenza ed in questo particolare momento assume una grande valenza anche sotto l’aspetto psicologico». Inoltre «nonostante i media e le app – puntualizza Schlich – siamo chiamati ad una formidabile gara di resistenza mentale ed è chiaro che parecchi di noi (farmacisti e non) sono a rischio di grave depressione». Dunque «è importante che la farmacia operi a battenti aperti quando questo sia possibile». Schlich spiega che «è un esempio rassicurante che tutto continua a funzionare, e con con la massima efficienza, è altrettanto ovvio che quando non sia possibile lavorare in sicurezza il servizio a battenti chiusi è d’obbligo e non si dovrebbe perdere tempo prezioso in attesa di burocratiche autorizzazioni».

Da qui, l’incoraggiamento di Schlich: «Vorrei comunque rassicurare chi ha forse troppa paura e provare a spiegare che ci dobbiamo affidare alla scienza e non alla fantascienza: troppi post e messaggi apocalittici, tantissime scemenze prese per buone senza porsi il minimo dubbio, procedure di igiene da reparto infettivi spacciate per necessarie anche a casa e via dicendo. Una delle molte cose che ci deve insegnare questo momento è che non dobbiamo rinunciare al nostro libero pensiero. Dobbiamo continuare a ragionare con la nostra testa, seguire la logica».

Inoltre, conclude Schlich, «davanti a certe notizie dovremmo fermarci solo un istante a riflettere e basterebbe questo piccolo accorgimento per renderci conto di quante fandonie cercano di propinarci e, allo stesso tempo, che la situazione è gestibile e che rispettando le regole il successo sarà inevitabile». Tuttavia, «queste regole devono essere dettate dalle istituzioni, non dai primi saccenti e tuttologi del web. Un grandissimo saluto ed un abbraccio a tutti i lavoratori impegnati in questa crisi con la speranza di un rapido ritorno alla vita di tutti i giorni».

© Riproduzione riservata