«Quella del farmacista Schlich è una doppia miopia. Ma il confronto aperto è sempre utile». Agnese Antonaci, vice-presidente del Movimento Nazionale Liberi Farmacisti, ha risposto con queste parole alla lettera inviata a FarmaciaVirtuale.it da Luigi Schlich, che ha criticato le posizioni dell’associazione, spiegando come a suo avviso «la realtà è che i privilegi non sono più tali» per le farmacie private «da almeno dieci anni, stravolti da una quantità abnorme di leggi sulla concorrenza».

Secondo il Mnlf la «doppia miopia» è legata in primo luogo all’affermazione secondo la quale «Fofi e Federfarma fanno bene a tutelare coloro che rappresentano»: «Passi per l’Associazione dei titolari di farmacia – spiega Antonaci – che essendo un sindacato a tutti gli effetti ha il dovere istituzionale di farlo, ma per quanto riguarda la Fofi, caro Schlich proprio non ci siamo. La Fofi è un ente pubblico che “sovrintende e tutela la professione del farmacista”, Lo fa per tutti i farmacisti, non solo per alcuni, tanto meno per delle aziende quali sono le farmacie». La seconda «miopia», secondo il Movimento, è «più profonda e quindi difficile da curare, ha le sue radici nell’assoluta incomprensione di quanto sta accadendo nel corpo professionale. L’attività del Mnlf parte da un assunto molto semplice: lo Stato, sulla base del dettato costituzionale, ha tutto il diritto di scegliere quanti e quali soggetti per suo conto debbono garantire l’assistenza farmaceutica, un diritto relativo ai farmaci dispensati in regime di SSN. Tale mandato prevede dei confini quando sono i cittadini, ancorché dietro prescrizione medica, a pagare direttamente i farmaci acquistati: in quel momento l’imposizione del numero dei soggetti e il suo relativo contingentamento viene meno. Lo stesso discorso, amplificato, vale per i servizi ai cittadini, la cui diffusione nelle parafarmacie è ostacolata in ogni modo».

«Di pochi giorni fa – prosegue la vice-presidente del Mnlf – il rilievo di una commissione ASL sulla misurazione della pressione ad una parafarmacia. Noi, tali vantaggi li chiamiamo privilegi con la “P” maiuscola. Quindi niente trasformazione futura in farmacia, richiesta peraltro avanzata proprio da alcuni “ascari” minoritari e sostenuta da FOFI e Federfarma per porre la parola fine all’esperienza positiva delle parafarmacie, esperienza in crescita se crede ai dati IQVIA. In dieci anni le parafarmacie hanno tolto solo il 10% del fatturato di SOP e OTC e nessuna farmacia ha chiuso a causa loro. Le chiusure, e lei lo sa bene, sono avvenute per incapacità gestionale». Infine la conclusione di Antonaci: «È vero, le parafarmacie sono un’anomalia. Ma lo sono in senso positivo, perché il legislatore italiano, pensando innanzitutto alla tutela della salute pubblica, ha imposto la presenza del farmacista e non ha creato drugstore sul modello americano. L’equilibrio si ottiene quando vengono eliminate iniquità e diseguaglianze, quando tutti sono posti nelle stesse condizioni di affermare le proprie capacità, non quando una concessione dello Stato è ereditata».

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