Il presidente delle Libere Parafarmacie Italiane, Ivan Giuseppe Ruggiero, ha fatto sapere di aver incontrato la deputata del gruppo Liberi e Uguali (LeU) Michela Rostan, vicepresidente della commissione Affari sociali della Camera. La riunione è avvenuta il 26 febbraio 2019: la parlamentare, oltre ad aver informato sulla ripresa dell’iter di due interrogazioni in commissione sui temi del delisting e della “parafarmacia dei servizi”, ha riferito al dirigente sindacale della preparazione di un disegno di legge sulle parafarmacie.

«Il ministro della Salute – afferma Ruggiero – aveva fatto sapere di voler sposare la richiesta di revisione del prontuario dei farmaci di fascia C, ferma al 2014. Per quanto riguarda invece i servizi, come nel caso del CUP, delle analisi di prima istanza, degli screening, delle campagne di prevenzione, il mancato coinvolgimento delle parafarmacie rappresenta una discriminazione. Sono convinto del fatto che l’interrogazione di Liberi e Uguali sbloccherà definitivamente la questione, in linea anche con i pareri del Garante della concorrenza».

Per quanto riguarda in particolare il futuro disegno di legge, Ruggiero fa sapere che esso proporrà una nuova governance farmaceutica: «Le parafarmacie, se opportunamente integrate nel sistema, possono rappresentare una risorsa per le Regioni, le Asl, lo Stato e i cittadini. Contribuendo alla diminuzione della spesa pubblica sanitaria privata e di quella prevista dal Servizio sanitario nazionale. Nel nostro Paese si respira aria di una nuova crisi finanziaria. L’Italia è in recessione, l’economia si è contratta per il secondo trimestre consecutivo. Servono misure per lo sviluppo economico».

E, in questo senso, «le parafarmacie possono essere protagoniste del cambiamento». Il presidente delle LPI ha quindi ricordato i dati Censis, «secondo i quali gli italiani hanno pagato di tasca propria 150 milioni di prestazioni sanitarie, 7 milioni di cittadini hanno dovuto indebitarsi per pagare le cure e 2,8 milioni hanno perfino venduto la casa o svincolato i propri investimenti nel corso del 2017. Tutto ciò crea disuguaglianze perché a pagare la situazione sono in primo luogo le fasce più povere della popolazione, che arrivano anche a rinunciare alle terapie».

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