Osimertinib e savolitinib, i risultati dello studio Saffron nel tumore al polmone
Sono stati presentati i risultati dello studio di Fase 3 Saffron nel tumore al polmone con mutazione Egfr e alterazione Met.
La combinazione di osimertinib e savolitinib ha ridotto del 45 per cento il rischio di progressione di malattia o di morte rispetto alla chemioterapia a base di platino nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule portatori di mutazione del recettore del fattore di crescita epidermico e con alterazione del gene Met, insorta dopo un precedente trattamento con osimertinib. Il dato emerge dallo studio di Fase 3 Saffron, i cui risultati sono stati presentati al congresso 2026 della Società europea di oncologia medica, e pubblicati sulla rivista The New England Journal of Medicine. Lo studio ha coinvolto pazienti con tumori caratterizzati da elevata sovraespressione o amplificazione del gene Met, individuati dopo la progressione di malattia successiva a un trattamento con un inibitore tirosin-chinasico di Egfr di terza generazione.
Design dello studio e risultati sulla sopravvivenza
Saffron è uno studio randomizzato, in aperto e multicentrico, che ha messo a confronto la combinazione di savolitinib, somministrato alla dose di 300 milligrammi due volte al giorno, e osimertinib, alla dose di 80 milligrammi una volta al giorno, rispetto alla duplice chemioterapia a base di platino. La sperimentazione ha arruolato 338 pazienti con Nsclc con mutazione di Egfr localmente avanzato o metastatico, selezionati in 230 centri distribuiti in 29 Paesi tra Nord America, Europa, Sud America e Asia. L’endpoint primario dello studio era la sopravvivenza libera da progressione, mentre tra gli endpoint secondari chiave figuravano la sopravvivenza globale e il tasso di risposta obiettiva.
Oltre alla riduzione del rischio di progressione, quantificata con un rapporto di rischio pari a 0,55 e un intervallo di confidenza al 95 per cento compreso tra 0,42 e 0,72, i risultati hanno mostrato una riduzione del 32 per cento del rischio di morte nel gruppo trattato con osimertinib e savolitinib, con un prolungamento della sopravvivenza globale mediana di circa cinque mesi rispetto al braccio chemioterapico. Il comunicato relativo allo studio ha definito Saffron il primo studio globale di Fase 3 a evidenziare un beneficio statisticamente significativo sia in termini di sopravvivenza libera da progressione sia di sopravvivenza globale nello specifico contesto clinico, indicando osimertinib come opzione terapeutica di riferimento nel tumore del polmone con mutazione Egfr.
Basi scientifiche nello studio Savannah e aspetti organizzativi
La selezione dei pazienti per Saffron è stata effettuata in modo prospettico sulla base dei valori soglia di sovraespressione o amplificazione del gene Met individuati nel precedente studio di Fase 2 Savannah. In quella sperimentazione, le alterazioni del gene Met erano state determinate attraverso due metodiche distinte: l’immunoistochimica, che rileva la presenza di specifiche proteine o marcatori sulla superficie delle cellule tumorali, e l’ibridazione in situ fluorescente, che individua sequenze specifiche di Dna all’interno delle cellule neoplastiche.