Nutrizione oncologica e Afms: l’appello per la legge di Bilancio 2027
Favo, Sinuc, Sinpe e Acc hanno chiesto accesso uniforme in tutta Italia agli Alimenti a fini medici speciali per i pazienti oncologici.
La Federazione associazioni volontariato oncologia, la Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo, la Società italiana di nutrizione artificiale e metabolismo e alleanza contro il cancro hanno rivolto un appello al Governo e al Parlamento affinché la Legge di Bilancio 2027 garantisca l’accesso uniforme su tutto il territorio nazionale agli Alimenti a fini medici speciali (Afms) per i pazienti oncologici. La richiesta si inserisce nel percorso già avviato dalle istituzioni, che lo scorso anno ha portato al riconoscimento dello screening nutrizionale oncologico nella legge di Bilancio e che prosegue con il tavolo sulla sicurezza nutrizionale istituito al ministero della Salute. Come sostenuto dalle quattro organizzazioni, che rappresentano pazienti e società scientifiche, la manovra in discussione dovrebbe prevedere un primo intervento economico per assicurare a tutti i pazienti oncologici, indipendentemente dal luogo di residenza, l’accesso ai prodotti, oggi disciplinato in modo disomogeneo da Regioni e Asl.
Ragioni economiche e cliniche dietro la richiesta di uniformità territoriale
Come è noto, gli Alimenti a fini medici speciali comprendono prodotti formulati per la gestione dietetica di pazienti con esigenze nutrizionali che una dieta comune non può soddisfare, tra questi, i supplementi nutrizionali orali, i quali, per Favo, Sinuc, Sinpe e Acc sono strumenti per contrastare la malnutrizione calorico-proteica, con effetti positivi documentati sugli esiti clinici e sulla qualità di vita dei pazienti. Le quattro realtà hanno ricordato che la malnutrizione interessa oltre la metà dei pazienti oncologici già alla prima visita e che, se non trattata, può incidere sulla risposta alle terapie, aumentare il rischio di complicanze e favorire ricoveri.
In alcuni casi, costi a carico dei pazienti
Allo stato attuale, la possibilità di ottenere gratuitamente la particolare classe di prodotti dipende dalle singole Regioni e, in numerosi casi, dalle Asl, con situazioni in cui alcuni pazienti devono sostenerne il costo, affrontare procedure complesse oppure rinunciarvi. Sul piano economico, lo studio di farmacoeconomia dal titolo “Stima del valore economico degli Alimenti a fini medici speciali nella gestione dei pazienti oncologici in Italia”, presentato a giugno 2026 in Senato su iniziativa della senatrice Elena Murelli, ha stimato che la diffusione estesa dei supplementi nutrizionali orali tra i pazienti oncologici di nuova diagnosi con malnutrizione potrebbe generare, per gli autori dello studio, un risparmio netto annuo di circa 45 milioni di euro per il Servizio sanitario nazionale, a fronte di un investimento stimato in circa 50 milioni di euro l’anno, considerando i costi evitati per riospedalizzazioni, accessi al pronto soccorso e visite, quantificati in circa 95 milioni di euro annui.
Prospettive indicate dalle organizzazioni promotrici
Le sigle hanno richiamato i passaggi precedenti, dal riconoscimento dello screening nutrizionale oncologico introdotto con la legge di Bilancio scorso anno, fino all’istituzione del tavolo nazionale sulla sicurezza nutrizionale al ministero della Salute, al quale Favo, Sinuc, Sinpe e Acc hanno espresso riconoscimento per il lavoro sin qui svolto. Le quattro organizzazioni hanno chiesto che, in attesa di un eventuale inserimento definitivo degli Alimenti a fini medici speciali nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), la manovra 2027 preveda risorse utili a uniformare la prescrivibilità dei presidi sul territorio nazionale.
Accesso non può dipendere da regione di residenza
Paola Varese, presidente della Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo), ha spiegato che «l’accesso agli Alimenti a fini medici speciali non può dipendere dalla regione di residenza. Per molti pazienti oncologici si tratta di una terapia essenziale che può avere impatto sulla qualità della vita, la ripresa delle proprie attività e gli esiti globali del trattamento. Per Favo gli Amfs sono un supporto strategico per una presa in carico globale di bisogni del malato e la definizione della loro prescrivibilità può diventare il volano per il consolidamento di percorsi virtuosi all’interno delle reti oncologiche. Il Governo e il ministero della Salute hanno già mostrato attenzione al tema: confidiamo che il disegno di legge di Bilancio, già in questa fase di costruzione, possa prevedere un primo intervento per garantirne l’accesso in tutto il Paese, nelle more del loro inserimento nei Livelli essenziali di assistenza, proposta che abbiamo già avanzato come Favo».
Afms parte integrante del percorso di cura oncologico
Secondo Maurizio Muscaritoli, presidente della Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo (Sinuc), «la perdita di peso e di massa muscolare incide sulla risposta ai trattamenti, sulla loro tollerabilità e sulla sopravvivenza. Gli Afms, prescritti e monitorati dal medico nell’ambito di ben codificati percorsi di nutrizione clinica e di terapia medica nutrizionale, sono strumenti efficaci e sicuri. Per questo vanno considerati parte integrante del percorso di cura oncologico, con regole di accesso omogenee».
Necessario quadro nazionale con criteri comuni
Ad avviso di Antonella Lezo, presidente della Società italiana di nutrizione artificiale e metabolismo (Sinpe), «serve un quadro nazionale che definisca criteri comuni di prescrizione ed erogazione e assicuri la continuità della presa in carico tra ospedale e territorio.Un segnale in Legge di Bilancio consentirebbe di avviare questo percorso in modo concreto».
Supporto nutrizionale personalizzato e relativi benefici
Riccardo Caccialanza, segretario del working group survivorship care e supporto nutrizionale di Alleanza contro il cancro (Acc), ha ricordato «le evidenze disponibili indicano che un supporto nutrizionale personalizzato si associa a benefici per lo stato nutrizionale, la funzionalità e la qualità di vita dei pazienti oncologici, oltre a contribuire alla riduzione delle complicanze e dei ricoveri prolungati. Per questo l’accesso agli Afms non può dipendere dalla regione di residenza. La legge di Bilancio è un’occasione per dare continuità al percorso avviato e riconoscere la nutrizione clinica come parte integrante della presa in carico oncologica, a beneficio dei pazienti e della sostenibilità del Servizio sanitario nazionale».
«Garantire la nutrizione clinica ai pazienti oncologici conviene anche al Servizio sanitario nazionale»
La Senatrice Elena Murelli, della Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale, ha precisato che «i dati presentati al Senato a giugno hanno chiarito che garantire la nutrizione clinica ai pazienti oncologici conviene anche al Servizio sanitario nazionale, che avrebbe un beneficio economico netto stimato di circa 45 milioni di euro l’anno. È un risultato che rafforza la necessità di proseguire il percorso avviato e sono certa che il Governo saprà valutare con attenzione, già nella costruzione del Disegno di Legge di Bilancio, un primo passo concreto verso un accesso uniforme agli Afms. Da parte mia lavorerò perché questo tema trovi spazio nel testo e poi nel corso dell’esame parlamentare, affinché nessun paziente sia penalizzato per la Regione in cui vive».