«Il tema della remunerazione del servizio pubblico di distribuzione dei farmaci Ssn che risulta largamente inferiore ai costi sostenuti dalla aziende, per cui l’Adf sta elaborando una proposta ed avviando un confronto con gli altri attori della filiera». È quanto emerge dall’assemblea dell’Associazione distributori farmaceutici (Adf), svolta a Roma giovedì 19 settembre 2019. L’intenzione di giungere ad una proposta è probabilmente conseguente al ruolo cruciale che i distributori intermedi svolgono all’interno della filiera, sebbene la sigla non abbia preso parte a nessuno dei tavoli delle altre sigle della filiera sul tema della nuova remunerazione. A conferma dell’importanza della filiera intermedia, le parole di Alessandro Morra, presidente dell’associazione, il quale ha evidenziato che «il ruolo nevralgico della categoria, indispensabile in entrambe le modalità di distribuzione dei farmaci». Nel dettaglio, «sia nella modalità ordinaria – evidenzia il dirigente – in cui li acquistate voi, con notevole impegno finanziario», ma anche «in casi particolari» quando «ad acquistare determinate categorie di farmaci – prosegue Morra – siano direttamente le Regioni e le Asl, che debbono poi avvalersi del vostro supporto organizzativo e logistico per farli pervenire tempestivamente alle farmacie, modalità nota come Distribuzione per conto (Dpc)».

Ulteriori elementi emersi durante l’incontro, sebbene non siano seguiti da dovizia di dettagli, riguardano la carenza dei farmaci, «sottolineando la dimensione internazionale del fenomeno e l’esistenza di interruzioni in fase produttiva, specie quando sia delocalizzata in Paesi asiatici», lo «scenario formatosi a due anni dalla legge sulla Concorrenza», ed infine – grazie ad un’analisi dei bilanci da parte del Dipartimento di ingegneria gestionale dell’Università Sapienza di Roma – la conferma di come le aziende distributrici stiano vivendo un momento di difficoltà. A lanciare l’allarme lo scorso marzo fu Mauro Giombini, presidente uscente dell’Adf, il quale intervenendo sul tema della nuova remunerazione, aveva messo in luce che «i prezzi più bassi d’Europa rendono ancor più magro su valori assoluti il modesto 3 per cento del margine­ grossista e la stagnazione della prescrizione dei prodotti dispensati dal Ssn negli ultimi anni vedono anche in termini reali ridotta la nostra attività di intermediazione che subisce con gli acquisti diretti di buona parte delle farmacie, sottoposte a forte pressione da parte dell’industria, una ulteriore erosione che ci sottrae oltre un terzo del fatturato potenziale».

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