«I farmacisti si trovano tra due fuochi: una burocrazia che non lascia campo e i cosiddetti fornitori intermedi che propongono prezzi fuori misura, pretendendo pagamenti in anticipo ed immediati ma tardando, spesso, nella fornitura o, addirittura, lasciando attendere il professionista per settimane, così come i suoi clienti/pazienti». Termina così una lunga ma accorata nota di Davide Giuseppe Gullotta, presidente della Federazione nazionale parafarmacie italiane (Fnpi), inviata all’attenzione della categoria.

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«Il Covid-19 – prosegue Gullotta – ci ha chiuso in casa, ha bloccato praticamente tre quarti delle aziende italiane, ci ha costretti a rinunciare a molte delle libertà che in passato davamo per scontate. Nonostante ciò, l’unica cosa che resta molto attiva e operativa è la burocrazia». Più nel dettaglio, «anche in questo momento di estrema emergenza, chi ancora lavora tra sacrifici e paure, si ritrova a lottare con la macchina burocratica Italiana. Pagamenti rallentati da parte delle Asl, lungaggini enormi alle dogane per l’importazione di mascherine, interpretazioni difformi da regione a regione sulle modalità di dispensazione dei Dpi».

Il dirigente rileva poi che «l’assurdo è che in ospedale, farmacia e parafarmacia si muore anche per carenze di Dpi, ma l’approvvigionamento resta fortemente rallentato da procedure burocratiche, il cui unico risultato è stato di lasciare gli operatori sanitari (farmacisti, medici ed infermieri) senza protezione». Inoltre, evidenzia Gullotta, «si assiste ad un’altro fenomeno che si palesa aberrante: carenza endemica ed aumento di prezzi sproporzionato di mascherine, guanti, gel igienizzanti, alcool. Questo aumento sproporzionato dei prezzi ricade sugli utenti finali: farmacisti e clienti».

Secondo Gullotta «a parte spiacevoli episodi eclatanti, proprio i farmacisti si ritrovano nella difficilissima posizione di rivendere questi dispositivi a prezzi più elevati del solito ma marginandoci molto meno che in passato, proprio perché molti di questi beni hanno subito un aumento dei prezzi esorbitante». Tra i vari casi, il dirigente fa riferimento alle mascherine chirurgiche, secondo cui esse sono «introvabili dai soliti grossisti e aziende, ma ci vengono proposte da vari fornitori intermedi a prezzi  che sono anche 100 o 200 volte superiore al passato». In tal senso «il farmacista di vicinato è costretto, quindi, a doversi confrontare con una clientela in difficoltà economica per la crisi e che allo stesso tempo subisce insieme ai farmacisti stesso aumenti abnormi dei prezzi di mascherine, guanti, alcool».

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