Come sta cambiando il panorama italiano delle farmacie dopo l’entrata in vigore, nell’agosto del 2017, della legge sulla Concorrenza? Quali sono le conseguenze sul settore? Secondo la trasmissione Report, andata in onda su Rai 3 nella serata di lunedì 1 aprile, «è il modello americano e inglese» che si imporrà, nel quale «queste società dominano incontrastate il mercato. Catene da migliaia di punti vendita che, oltre ai farmaci, vendono dal cibo alle sigarette». Il servizio, dal titolo “Il male & la cura”, dopo aver riferito nel dettaglio dei fatti relativi alla vita imprenditoriale passata di Stefano Pessina, del gruppo Walgreens Boots Alliance, accende la luce sull’ipotesi che, qualora un modello del genere dovesse prendere piede in Italia, «rischiano di sparire le piccole farmacie», definite da Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore della puntata, come «quel piccolo presidio di welfare sul territorio». Inoltre, aggiunge il conduttore, «il bravo farmacista ha sostituito per un anziano anche il medico di famiglia il cui studio è sempre più affollato. La legge fino a poco tempo fa prevedeva che titolare di una farmacia poteva essere solo chi era regolarmente iscritto all’albo, oppure i comuni. Però poi le grandi catene hanno cominciato a minare il sistema da dentro e i comuni per far cassa hanno cominciato a cedere qualche farmacia anche quando non era indispensabile».

Le telecamere si spostano a Genova, in «una delle 8 farmacie comunali del capoluogo ligure. Erano 11 fino al 2013 e l’azienda versava in cattive acque. Poi sono state vendute le 3 meno remunerative, è stato chiamato un nuovo direttore generale, si è ricominciato a investire e i conti sono tornati in ordine». «Un’azienda super-sana insomma», conferma Aurelia Buzzo, della Filcams Cgil. E allora perché venderla? Ubaldo Santi, consigliere comunale di Fratelli d’Italia al Comune, parla di «pressioni» sui consiglieri per portare alla cessione. Report cita poi il caso di Reggio Emilia, dove le farmacie comunali garantiscono, secondo il direttore Egidio Campari, «circa 10, 11 milioni di euro, che vengono utilizzati per sostenere il welfare cittadino». Al contrario, a Bologna da 20 anni «le farmacie comunali sono state vendute ad un privato. I profitti che l’azienda fa sfruttando al massimo la manodopera non vanno nel welfare cittadino, ma qua, a San Francisco, nella sede centrale di McKesson, e nelle tasche del suo amministratore, Mr. Hammergren». Successivamente, «McKesson ha anche acquistato le farmacie comunali di Milano e Prato e ha messo insieme oltre 200 punti vendita. Abbiamo importato il modello anglosassone. Quello del marchio Boots in Inghilterra o quello di Walgreens che è statunitense. Sono più che farmacie ipermercati e dentro potresti trovare quello che ti fa ammalare. A fianco della supposta trovi il tabacco», si chiede Ranucci in studio.

Il servizio ripercorre poi l’ascesa di Pessina, quindi si torna negli States: l’inviato della trasmissione mostra come sia facile acquistare sigarette in farmacia e sottolinea che presso la catena concorrente Cvs ciò non è più possibile dal 2014. Ma «nonostante tutte le polemiche Walgreens continua comunque ad espandersi a vista d’occhio. Solo l’anno scorso ha portato a termine l’acquisizione di quasi altre 2.000 farmacie di Rite Aid, la terza catena degli Stati Uniti. Otto anni prima si era comprata le 250 farmacie di Duan Read, a New York. E ancora prima, le 66 farmacie di Happy Harry, nel Delaware». Report ricorda quindi che, in Italia, nel gennaio 2019 si è tentato con un emendamento di far tornare al 51% la quota in capo a farmacisti iscritti all’albo: «E visto che lo presentavano identico le due forze che insieme hanno la maggioranza, sembrava anche cosa fatta. E invece un bel giorno dal nulla, senza spiegazione, vengono ritirati entrambi». La conclusione alla quale giunge Ranucci è particolarmente dura: «Ecco, questo è il frutto della liberalizzazione. Si è creato il presupposto per creare un oligopolio».

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