attacchi informatici farmaciaIl problema degli attacchi informatici farmacie va affrontato con cautela. Come raccontato da FarmaciaVirtuale.it più di un titolare si è ritrovato con uno o più computer presenti nel proprio esercizio bloccati a causa di un software in grado di criptare i file. In altre parole, i pirati informatici inviano delle email con allegati contenenti programmi che riescono a crittografare tutti i dati presenti in un pc. Normalmente si tratta file apparentemente innocui, mascherati ad esempio sotto forma di comuni pdf intitolati “fattura”, che possono lasciar pensare che si tratti davvero di una normale comunicazione in arrivo.
Al contrario, aprendo gli allegati il programma si attiva e comincia a criptare tutto il contenuto non soltanto del computer infettato, ma anche di tutti quelli presenti nella rete, rendendo illeggibili i file. A quel punto, per sbloccarli viene domandato un vero e proprio riscatto: il pagamento di una somma da concordare con i malviventi, al fine di poter usufruire nuovamente dei propri dati. «È capitato anche a noi – racconta Francesco Palagiano, titolare di una farmacia a Sant’Agnello, in provincia di Napoli – nella scorsa primavera. La nostra fortuna è stata che il software si è installato non sul server centrale ma su un computer periferico, quello utilizzato nel laboratorio. Il problema è che quello che arriva non è un virus, e dunque non viene rilevato come tale: si tratta infatti di un programma che può essere utilizzato volontariamente, e che non viene rilevato come pericoloso dagli antivirus».
Il che, ovviamente, complica le cose: «L’unico modo per difendersi – spiega il farmacista – è evitare di aprire contenuti di cui non si è sicuri. E qualora lo si faccia, il consiglio è di spegnere immediatamente il computer attaccato, al fine di evitare che il problema si propaghi a tutta la rete. Soprattutto, è bene non scaricare la posta dal server, ma da un pc periferico: in questo modo si può arginare con più facilità il problema». In caso di attacco, tuttavia, isolare il pc non basta. È inevitabile infatti il ricorso all’intervento di un tecnico: «Una volta spento il computer infetto ci siamo rivolti ad un informatico per risolvere il problema. Ma nonostante l’intervento tempestivo abbiamo trovato alcuni file criptati anche in altri pc: segno che il software aveva avuto il tempo di lavorare anche in rete. Fortunatamente, siamo stati aiutati dal fatto che tra i primi file criptati dal software c’erano quelli presenti sul desktop: abbiamo notato immediatamente che le icone erano state modificate, e abbiamo subito spento la macchina, limitando così i danni».

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