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Payback farmaceutico, studio Cerm: ridurre il peso sulle imprese per sostenere gli investimenti

Presentata all’evento per i 50 anni di Johnson & Johnson in Italia, un’analisi ha stimato la necessità di ridurre il payback del 72,5% sul campione esaminato per riportare la redditività delle aziende almeno al costo del capitale.


Il 3 novembre 2026, allo stabilimento di Latina di Johnson & Johnson, si è svolto l’evento “50 anni di futuro: italian health&care forum”, promosso in occasione del 50esimo anniversario della propria presenza in Italia. Il Forum ha riunito istituzioni, industria, comunità scientifica e associazioni dei pazienti, per discutere delle condizioni necessarie a sostenere ricerca, produzione e innovazione in Italia, e garantire l’accesso tempestivo ed equo alle terapie innovative. Nell’incontro è stato presentato lo studio della Fondazione Cerm – Competitività, Regole, Mercati, dedicato all’impatto del payback farmaceutico sulla sostenibilità economica e sulla capacità di investimento delle imprese del settore. Stando alle stime della Fondazione, per riportare la redditività delle aziende farmaceutiche almeno al livello del costo del capitale sarebbe necessaria, sul campione analizzato, una riduzione ponderata dell’attuale onere del payback pari al 72,5%. Per il complesso del 2024, lo studio ha riportato una riduzione stimata di circa 1,28 miliardi di euro.

Incidenza del payback su piccole e grandi imprese

Lo studio ha utilizzato l’Effective tax rate (Etr), indicatore dell’incidenza complessiva degli oneri sostenuti dalle imprese rispetto alla loro redditività, e ha incluso nel calcolo, oltre alla fiscalità ordinaria, anche il contributo richiesto con il payback sugli acquisti diretti. Nel campione esaminato dalla Fondazione Cerm, l’Etr sale dal 25,6% al 61,2% quando si considera tale componente, con impatto ancora più marcato per le piccole e medie imprese, per le quali l’indicatore raggiunge valori compresi tra l’82,1% e l’86,8%. Nel 2024, il payback sulla spesa farmaceutica per acquisti diretti è stato pari a circa 2 miliardi di euro, sulle stime riportate, l’onere residuo scenderebbe a circa 720 milioni di euro, con un’incidenza sul mercato rilevante ai fini del ripiano che passerebbe dal 15,9% al 5,8%.

Obiettivi di breve-medio e lungo periodo per il riequilibro strutturale

Per la Fondazione Cerm, un intervento di questo tipo non si limiterebbe a ridurre il peso economico sulle imprese: restituirebbe prevedibilità al sistema, consentendo la programmazione più efficace degli investimenti futuri, lo studio precisa che il valore individuato non è una proposta di riduzione automatica della spesa, ma un riferimento per ripensare il meccanismo tenendo conto anche della capacità del settore di investire e competere nel lungo periodo. Lo studio della Fondazione Cerm ha individuato due possibili orizzonti di intervento sul tema del payback: nel breve-medio periodo un riequilibrio dell’attuale onere, nel lungo periodo la revisione più ampia della governance farmaceutica, per conciliare la sostenibilità del sistema sanitario con la capacità delle imprese di continuare a investire nel Paese.

Ruolo divenuto strutturale del payback farmaceutico

Fabio Pammolli, docente al Politecnico di Milano, ha spiegato che «lo studio Cerm mostra che il payback farmaceutico, nato come strumento di contenimento della spesa, ha assunto nel tempo un ruolo strutturale, con effetti distorsivi. Sulla base dei dati 2024, lo studio stima in circa 1,28 miliardi di euro la possibile riduzione dell’onere del payback che pesa sulla redditività industriale, con un impatto più pronunciato sulle imprese di piccola dimensione. La sostenibilità del sistema si misura nella capacità di controllare la spesa preservando le condizioni per investire e innovare. Per tenere insieme queste esigenze servirà affidarsi in misura crescente a valutazioni d’impatto integrate, alla gestione della spesa lungo le diverse fasi del ciclo di vita dei prodotti, a incentivi per gli investimenti e alla responsabilizzazione delle Regioni. È così che la governance della spesa farmaceutica può evolvere verso maggiore prevedibilità e competitività».

Traguardo significativo e capacità di guardare al futuro

Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei Ministri, intervenuta con un messaggio ha sottolineato che «cinquant’anni rappresentano un traguardo significativo e raccontano una storia di investimenti, ricerca e collaborazione con il sistema sanitario, il mondo scientifico e le comunità locali. Una storia che testimonia come la capacità di guardare al futuro possa tradursi in valore concreto per l’Italia e in nuove opportunità di cura per i cittadini».

«Realtà che dal territorio contribuisce alla salute delle persone»

Orazio Schillaci, ministro della Salute, ha evidenziato che «celebrare questo anniversario significa riconoscere il valore di una realtà che dal territorio contribuisce alla salute delle persone e porta valore alla nostra Nazione. Alle imprese spetta investire, fare ricerca e innovare. Alle istituzioni garantire regole chiare, tempi certi e stabilità. Pubblico e privato devono lavorare insieme con un obiettivo comune: assicurare a tutti i cittadini un accesso equo alle cure e costruire un futuro di innovazione, crescita e salute. Per questo, questo anniversario non rappresenta un punto di arrivo, ma un nuovo punto di partenza: le grandi storie si costruiscono anche attraverso le pagine che devono ancora essere scritte. La salute non può essere considerata una voce di spesa: è uno degli investimenti più lungimiranti che un Paese possa fare».

Quadro normativo certo e favorevole agli investimenti

Marcello Gemmato, sottosegretario di Stato al ministero della Salute, è intervenuto spiegando che «vogliamo creare un quadro normativo certo e favorevole agli investimenti, premiando le imprese che scelgono l’Italia e accelerando l’accesso dei cittadini ai farmaci innovativi. È una direzione già tracciata dalla Legge di Bilancio e che troverà ulteriore sviluppo nel Testo Unico della legislazione farmaceutica, nell’interesse delle imprese, del Servizio sanitario nazionale e soprattutto dei cittadini».

Accesso sempre più rapido ai progressi della medicina

Secondo Jacopo Murzi, amministratore delegato di Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia, «le life sciences rappresentano per l’Italia molto più di un settore industriale: sono un patrimonio strategico che unisce salute, ricerca, produzione, competenze e crescita economica. In uno scenario globale in cui la competizione per attrarre investimenti e innovazione è sempre più intensa, è fondamentale creare le condizioni perché le imprese possano programmare e investire nel lungo periodo e, allo stesso tempo, il Servizio sanitario nazionale possa favorire un accesso sempre più rapido ai progressi della medicina. Cinquant’anni di presenza in Italia rappresentano per Johnson & Johnson un traguardo straordinario, ma soprattutto un punto da cui guardare avanti. Grazie a una presenza radicata nel Paese, vogliamo continuare a essere un partner del sistema salute e a lavorare, attraverso il dialogo con tutti gli stakeholder, per costruire i prossimi cinquant’anni di progresso a beneficio dei pazienti e della competitività del Paese».

Stabilimento di Latina tra i capitoli più significativi di Johnson & Johnson in Italia

Barbara Sambuco, general manager di Johnson & Johnson Innovative Medicine Latina site, ha osservato di aver sceto «di celebrare questo traguardo qui a Latina perché il nostro stabilimento è uno dei capitoli più significativi dei cinquant’anni di storia di Johnson & Johnson in Italia. Una storia costruita sulle persone, sulle competenze e su una cultura industriale cresciuta nel tempo insieme al territorio e alla comunità che ci ospita. Oggi Latina è un hub globale nella rete produttiva di Johnson & Johnson e, allo stesso tempo, un sito che continua a evolvere, attraverso nuove tecnologie e un percorso di decarbonizzazione destinato a farne un punto di riferimento per l’intera azienda. Vogliamo che questa storia continui a generare valore anche nei prossimi decenni: per le persone che lavorano qui, per il territorio, per il sistema industriale italiano e per i pazienti».

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