Carenza personale sanitario, via libera a Report Ini dal parlamento europeo
Cpme, Efn, Pgeu e Ced hanno chiesto misure legislative concrete per attuare le raccomandazioni su reclutamento, permanenza e resilienza del personale sanitario, compresi farmacisti.
Il Parlamento europeo ha votato in plenaria il testo finale del Report di iniziativa congiunta (Ini) delle commissioni Empl e Sant dedicato alla forza lavoro sanitaria in Europa. La votazione arriva più di un anno dopo la pubblicazione, nel marzo 2025, di una dichiarazione congiunta con cui il Comitato permanente dei medici europei (Cpme), la Federazione europea delle associazioni degli infermieri (Efn) e il Gruppo farmaceutico dell’Unione europea (Pgeu) avevano chiesto ai deputati delle due commissioni di integrare nel report le raccomandazioni delle professioni sanitarie note come i 3R, ovvero Recruitment, Retention e Resilience, quali pilastri di una strategia europea per il personale sanitario. Le organizzazioni firmatarie – complessivamente rappresentative di 5,5 milioni di medici, infermieri, farmacisti di comunità e dentisti europei – hanno accolto con favore l’approvazione del testo definitivo, pietra miliare per la crisi del personale sanitario, ed hanno espresso apprezzamento per l’impegno dei relatori coinvolti nel processo.
Implicazioni operative del report e le richieste degli stakeholder
Le organizzazioni firmatarie hanno evidenziato come il report finale affronti tutti i tre ambiti individuati dai 3R. Sul fronte del reclutamento, il testo richiede la piena attuazione della Direttiva 2005/36/Ce, aggiornata dalla Direttiva 2013/55/Ue e dal relativo Allegato V, sottolineando che il mantenimento di elevati standard di formazione dei professionisti sanitari resta essenziale e che qualsiasi riduzione dei requisiti minimi comporterebbe conseguenze negative sulla qualità e sicurezza dell’assistenza ai pazienti nell’Unione europea. Il report ha sollecitato maggiore sostegno ai percorsi di mentorship per studenti e professionisti a inizio carriera, e ribadisce che il reclutamento internazionale non è una soluzione alla carenza di personale, a conferma dell’importanza per gli Stati membri di sviluppare una propria capacità formativa interna.
Condizioni di lavoro migliori e più sicure
Riguardo alla permanenza in servizio, il documento ha chiesto condizioni di lavoro migliori e più sicure, remunerazione equa, attuazione della legislazione europea già esistente e dialogo sociale rafforzato, oltre a raccomandazioni del Consiglio su livelli di personale sicuri e misure concrete contro la violenza nei confronti dei professionisti sanitari. Sul tema della resilienza, il report ha chiesto l’allocazione di fondi nazionali ed europei sufficienti e sostenibili, anche nel prossimo Quadro finanziario pluriennale, a supporto del reclutamento e della permanenza dei professionisti sanitari.
Prospettive di attuazione e ruolo delle istituzioni europee
Le organizzazioni firmatarie hanno chiesto alla Commissione europea e al Consiglio dell’Unione europea di tradurre le raccomandazioni contenute nel documento in una strategia concreta, fatta di misure politiche e legislative, per affrontare con urgenza il peggioramento della carenza di professionisti sanitari in prima linea. Secondo quanto sostenuto dalle stesse organizzazioni, il report congiunto Empl-Sant deve ora superare la fase diagnostica ed essere seguito dall’attuazione tangibile a livello europeo, poiché l’assenza di una risposta legislativa coordinata rischierebbe di lasciare l’Unione europea dipendente da misure frammentate e occasionali, giudicate insufficienti rispetto alla portata della sfida, con potenziali conseguenze negative per pazienti e cittadini e con il rischio di mancare l’opportunità di rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari.