Clinical Trials & Research

Linfoma mantellare: i dati dello studio di Fase 3 Mangrove

Sono stati pubblicati i dati dello studio di Fase 3 Mangrove relativi a zanubrutinib in associazione a rituximab nel linfoma mantellare.


BeOne Medicines Ltd ha diffuso il 3 luglio 2026 i risultati preliminari dello studio di Fase 3 Mangrove, che ha valutato l’associazione di zanubrutinib – inibitore della tirosin‑chinasi di Bruton (Btk) – con rituximab rispetto alla chemio‑immunoterapia standard bendamustina più rituximab (Br) in pazienti adulti con linfoma mantellare (MCL) non trattato in precedenza. Lo studio ha raggiunto l’endpoint primario di sopravvivenza libera da progressione (Pfs) valutata da un comitato indipendente, mostrando una riduzione del 43% del rischio di progressione della malattia o di morte a favore del braccio sperimentale (Hr 0,57, Ic 95% 0,43‑0,76, p<0,0001). Mangrove è il primo studio globale randomizzato di Fase 3 a confrontare un regime privo di chemioterapia basato su un inibitore di Btk con la chemio‑immunoterapia nel setting di prima linea. I dati di sopravvivenza globale, endpoint secondario chiave, sono ancora immaturi, ma è stata osservata una tendenza favorevole al regime con zanubrutinib. L’azienda prevede di presentare le richieste di autorizzazione alle agenzie regolatorie nella seconda metà del 2026.

Le caratteristiche dello studio e il profilo di zanubrutinib

La chemio‑immunoterapia di prima linea per il linfoma mantellare comporta effetti avversi documentati quali mielosoppressione, immunosoppressione prolungata e tossicità cumulativa, che risultano particolarmente impegnativi per i pazienti anziani. Gli sforzi precedenti con inibitori di Btk si erano concentrati sull’aggiunta alla chemioterapia, non sulla sua sostituzione. Mangrove ha adottato un approccio diverso, valutando un regime senza chemioterapia costituito da zanubrutinib più rituximab per garantire un controllo duraturo della malattia senza il peso iniziale della chemioterapia. Lo studio ha arruolato 510 pazienti in 176 centri in tutto il mondo. Nel braccio sperimentale i pazienti hanno ricevuto zanubrutinib 160 mg per via orale due volte al giorno più rituximab durante il periodo iniziale, seguito da monoterapia con zanubrutinib fino a progressione o intolleranza, il braccio di controllo ha ricevuto bendamustina più rituximab per sei cicli.

Potenziale ridefinizione del paradigma terapeutico a livello globale

Amit Agarwal, M.D., Ph.D., Chief Medical Officer, Ematologia, di BeOne Medicines, ha spiegato che «per i pazienti con linfoma mantellare di nuova diagnosi, la chemioterapia rappresenta attualmente il trattamento predefinito. Mangrove dimostra per la prima volta che zanubrutinib più rituximab, un regime privo di chemioterapia, può offrire miglioramenti senza precedenti nella sopravvivenza libera da progressione, ridefinendo potenzialmente il paradigma terapeutico a livello globale. Riteniamo che per i pazienti sia estremamente significativo potersi liberare dall’onere delle infusioni frequenti. Questo è il significato della definizione di zanubrutinib come trattamento di riferimento: un altro studio in cui costituisce il pilastro della terapia di prima linea ed estende la sua leadership nelle neoplasie delle cellule B».

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