Healthcare Policies & Regulations

Sardegna, studio Sandoz: risparmio potenziale da 5 mln con equivalenti

L’adozione dei farmaci equivalenti potrebbe generare un risparmio di 5 milioni di euro annui per la Regione Sardegna, secondo uno studio I-Com.


Uno studio dell’Istituto per la competitività (I-Com), promosso da Sandoz spa – filiale italiana dell’omonima multinazionale svizzera attiva nei farmaci equivalenti e biosimilari –, è stato presentato a Cagliari alla tavola rotonda istituzionale dal titolo “Il farmaco equivalente: un salvagente sostenibile nel mare del sistema sanitario”. L’analisi ha stimato che la Sardegna, già considerata un esempio virtuoso rispetto ad altre regioni italiane nell’uso dei medicinali equivalenti, potrebbe conseguire un risparmio annuo pari a circa 5 milioni di euro ove raggiungesse un tasso di adozione del 46%, in linea con la media osservata nel Nord Italia.

Margini di miglioramento per la spesa sanitaria regionale sarda

La Sardegna, è stato ricordato, si autofinanzia in larga misura la propria spesa sanitaria: l’incidenza degli equivalenti sul totale della spesa rimborsata dal Servizio sanitario nazionale si attesta al 33%, valore di poco superiore al dato medio nazionale (31,9%). In termini di unità rimborsate, invece, l’incidenza è inferiore alla media, segnale di un utilizzo relativamente più razionale delle risorse rispetto ad altre aree del Mezzogiorno. Lo studio ha stimato che un aumento del consumo di equivalenti pari a un punto percentuale comporterebbe la riduzione media della compartecipazione dei cittadini dell’1,87%. Nel 2024, gli italiani hanno speso complessivamente oltre 1 miliardo di euro per acquistare farmaci originatori fuori brevetto, una spesa definita evitabile in quanto gli equivalenti sono interamente rimborsati dal Servizio sanitario nazionale. Nella sola Sardegna, la voce è il 13,3% della spesa farmaceutica regionale.

Fattori che ostacolano la diffusione degli equivalenti

Tre fattori principali ostacolano la maggiore adozione dei farmaci equivalenti: aspetti culturali, prescrittivi e socioeconomici. Le regioni con redditi più bassi, dove gli equivalenti sarebbero più vantaggiosi, registrano un’adozione più limitata. Il documento propone un insieme di interventi coordinati: incentivare e monitorare la prescrizione per principio attivo come standard, garantire la sostenibilità economica della filiera con sistemi dinamici di revisione dei prezzi e meccanismi anti-dumping, semplificare le procedure autorizzative per accelerare l’accesso al mercato di altri equivalenti, implementare un sistema trasparente di monitoraggio con pubblicazione periodica dei dati per area territoriale, e rafforzare la fiducia dei cittadini attraverso campagne informative mirate.

Equivalenti come risorsa strategica fondamentale

Francesca Romana Ramundo, amministratore delegato di Sandoz Spa, ha spiegato che «i farmaci equivalenti rappresentano una risorsa strategica fondamentale in quanto favoriscono l’accesso universale alle cure, garantendo ai cittadini gli stessi requisiti di efficacia e sicurezza dei farmaci originatori, ma a costi significativamente inferiori. È dunque necessario un impegno coordinato di tutti gli attori del sistema, rimarca, «istituzioni, professionisti sanitari, pazienti e industria, per migliorare l’accesso alle cure e garantire la sostenibilità economica e la resilienza del Servizio sanitario nazionale».

Molti dubitano dell’efficacia terapeutica degli equivalenti

Thomas Osborn, direttore salute di I-Com, ha sottolineato che «circa il 30% degli intervistati continua a dubitare dell’efficacia terapeutica degli equivalenti. Il 20% dei pazienti riferisce che il proprio medico prescrive esclusivamente il farmaco originatore anche quando questo ha perso la copertura brevettuale, mentre solo il 31% riceve una prescrizione basata sul principio attivo, permettendo una scelta consapevole tra l’equivalente e il suo farmaco originatore di riferimento». Secondo Osborn si tratta di «vere e proprie barriere culturali all’utilizzo degli equivalenti. Inoltre, i dati mostrano una correlazione positiva tra l’utilizzo di equivalenti e il livello di istruzione (0,39), il tasso di occupazione (0,82) e il potere d’acquisto (0,72). Paradossalmente, nelle regioni con redditi più bassi, dove i farmaci equivalenti sarebbero maggiormente vantaggiosi, la loro adozione è più limitata».

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