luca-coletto«L’umanizzazione è tra i farmaci più efficaci di cui disponiamo». Curare le persone vuol dire prenderle in carico: i farmacisti, primi ad essere a contatto diretto con i pazienti, data la loro prossimità e la rete capillare di farmacie sul territorio sulla quale possono contare, lo sanno perfettamente. E prendere in carico significa anche essere al loro fianco: un elemento di sostegno reale e concreto, capace di migliorare gli effetti delle terapie, anche a livello umano e psicologico. Partendo da questo presupposto, la frase di Luca Coletto, presidente dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) – pronunciata a margine del XIII Premio Buone Pratiche sull’umanizzazione delle cure in sanità intitolato ad Andrea Alesini – non può che essere del tutto condivisibile.
«A cominciare dal Patto per la Salute del 2014-2016, che ha segnato un cambio di rotta per il tema dell’umanizzazione delle cure, Agenas, insieme con il ministero della Salute, le Regioni, e in particolare con l’associazione Cittadinanzattiva, ha avviato e realizzato programmi di promozione e misurazione dell’umanizzazione delle cure», ha spiegato. Ciò sulla base della consapevolezza che «un sistema sanitario è innovativo ed efficace soltanto se, oltre alle innovazioni tecnologiche e terapeutiche, sa accogliere adeguatamente le persone in un periodo di fragilità della loro vita». Farmaci, macchinari e ricerca, dunque, non bastano: occorre un sistema sanitario che sappia prendere per mano i pazienti, accompagnarli ed aiutarli: «Un sistema sanitario – conclude Coletto – oggi può migliorare e crescere soltanto se non smarrisce la capacità di ascoltare i bisogni che provengono dai pazienti, se resta in contatto con le persone e se non smette mai di difendere la dignità del malato». Un appello che è certamente rivolto a tutti i professionisti della salute. Perché proprio loro possono fare moltissimo su questo fronte.

© Riproduzione riservata